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sabato 14 aprile 2012

OTTIMI SEGNALI DALL'AGRICOLTURA CHE CI PIACE


RIPORTIAMO ALCUNI ARTICOLI DEL CORRIERE DELLE ALPI CHE CI RACCONTANO DI UNA GRICOLTURA RISPETTOSA DI AMBIENTE, TERRITORIO, SALUTE, PAESAGGIO, BIODIVERSITA'.. BASATA SU RELAZIONI E PROGETTI DAL BASSO.. CHE CI PIACE DAVVERO MOLTO...

Per le aziende locali ottimi risultati

All'interno di un settore partito diversi anni fa con il passaparola e che ora ha spiccato il volo, le aziende bio raccolgono le prenotazioni dei consumatori ancora prima della stagione della semina...

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All'interno di un settore partito diversi anni fa con il passaparola e che ora ha spiccato il volo, le aziende bio raccolgono le prenotazioni dei consumatori ancora prima della stagione della semina e in base alle richieste dei clienti fedelissimi sanno già cosa piantare e in quali quantità. Ormai è un sistema consolidato e che funziona sia grazie all'intermediazione dei Gas (i gruppi di acquisto solidale, ormai diffusi anche in provincia) sia tramite il contatto diretto tra agricoltore e cliente. Chi da sempre porta avanti i progetti dedicati a biologico e filiera corta sostenibile è il gruppo Coltivare condividendo, che conferma come l'agricoltura incentrata sulla biodiversità stia dando «ottimi risultati in termini di occupazione (nascono piccole aziende), reddito e tutela ambientale». E le previsioni sono rosee, almeno in questo settore, perché cresce la consapevolezza di chi acquista e aumenta anche la richiesta di prodotti sicuri e dei quali si conosce la provenienza.


“Chi semina raccoglie” fa il pieno

Biodiversità e biologico spopolano a Fonzaso, l’agricoltura sostenibile fa proseliti

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FONZASO. Quasi mille persone hanno partecipato alla manifestazione “Chi semina raccoglie” di domenica, giornata dedicata alla biodiversità, al biologico e alla sostenibilità ambientale organizzata dal gruppo Coltivare condividendo. I banchetti che hanno colorato il piazzale dei padri canossiani sono stati preso d'assalto dai visitatori e in centinaia hanno camminato da Fonzaso fino all'eremo di San Micel e alla chiesetta di Santa Giustina nelle escursioni accompagnate dal riconoscimento di erbe spontanee e da riflessioni sul paesaggio. Molto intenso si è rivelato poi lo scambio di sementi antiche, che ha visto prendere il via il nuovo progetto di selezione partecipata. Dopo aver raccolto, censito e moltiplicato oltre trenta tipologie di fagioli, una decina di mais e molte altre di cereali, leguminose e orticole, ora il gruppo lancia un'ulteriore sfida con l'aiuto di esperti che hanno predisposto un iter da seguire per chiunque vorrà diventare il custode di una varietà antica

PER VISTARE IL BLOG DEL GRUPPO COLTIVARE CONDIVIDENDO CLICCARE QUI


giovedì 5 gennaio 2012

MOVIMENTO TERRA E SMALTIMENTO RIFIUTI DI FONDERIA IN VENETO !!!!!!!

DA SEMPRE AFFERMIAMO CHE E' INDISPENSABILE CHE SI FACCIA MASSIMA ATTENZIONE "AI MOVIMENTI TERRA" !!!
TROPPE SPESSO DIETRO A TALI MOVIMENTAZIONI. COME DEL RESTO A BONIFICHE AGRARIE E OPERE CHE COMPORTANO GROSSI SPOSTAMENTI (A VOLTE INSPIEGABILI) DI TERRA O INERTI.. VI E' UN VERO E PROPRIO SMALTIMENTO DI SOSTANZA TOSSICHE E PERICOLOSE !!!!!!!!!!! (che provocano sospetti arricchimenti immediati... )

COME DEL RESTO E' VITALE VIGILARE SULLO SMALTIMENTO DI SCARTI INDUSTRIALI

TEMIAMO CHE LA PAVENTATA DEREGOLAMENTAZIONE CON LO SMANTELLAMENTO O IL RIDIMENSIONAMENTO DI ENTI/ORGANI DI CONTROLLO.. LA POCA COMPETENZA (e a volte solerzia) DEGLI ENTI LOCALI.. L'INGORDIGIA SENZA SCRUPOLI DI CERTI IMPRENDITORI...
CAUSI NON SOLO UNA DEVASTAZIONE IRRIMEDIABILE DEL NOSTRO TERRITORIO..PAESAGGIO..AMBIENTE..MA METTA A REPENTAGLIO ANCHE LA SALUTE DI NOI TUTTI

..COME AL SOLITO ..L'INTERESSE DI POCHI A SCAPITO DI TUTTI!!!!
..E' VITALE VIGILARE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

ECCO UN CASO CLAMOROSO... MOVIMENTO TERRA + SMALTIMENTO SCARTI DI FONDERIA !!!!!!!


Quell'autostrada è una discarica

per leggere l'articolo cliccare qui

di Paolo Tessadri

L'odore del metallo fuso di fonderia ammorba ancora l'aria quando tira il vento, sprigionato dai resti delle scorie disseminate lungo le stradine nei campi di granoturco, accanto all'autostrada. A sud di Vicenza, la Valdastico è un lungo biscione di carreggiate che si snoda nella valle. Fino a poche settimane fa era nero, prima che fosse ricoperto da uno spesso strato di fanghiglia biancastra. Le ruspe hanno spianato scarti di lavorazione industriale in mezzo alle coltivazioni, con il cromo che si è riversato nei canali di irrigazione del granoturco.

Il sospetto che quel materiale non fosse proprio innocuo era sorto quando il cane del signor Giuseppe, nel giugno scorso, si è fermato a bere in uno dei numerosi canali scavati accanto all'infrastruttura in costruzione. Il cane è morto quasi all'istante, ucciso per una sospetta perforazione dell'intestino. Una fine, scrivono gli esperti, "dovuta all'elevato livello di acidità dell'acqua dei canali, a causa della contaminazione per colpa dei rifiuti di acciaieria".

Gli scarti di fonderia sono infatti molto nocivi: contengono dosi di metallo pesante che si disperdono nei terreni e nella falda acquifera, entrando nella catena alimentare. E ce ne sono centinaia di tonnellate sepolte un metro sotto la superficie autostradale che scorre tra le coltivazioni di un Veneto ancora agricolo. Scorie che potrebbero essere state seminate lungo molti dei 54,3 chilometri della Valdastico Sud, l'arteria che collegherà le province di Vicenza e di Rovigo: un'opera da oltre un miliardo di euro.

L'inaugurazione del primo tratto è prevista per maggio, ma al momento i lavori sembrano fermi. Mentre stanno partendo le indagini della magistratura.

Che i cantieri delle grandi opere stradali vengano sfruttati come discariche è un sospetto che circola da anni: le corsie di asfalto sono tombe che nessuno scoperchierà. I primi a intuirne le potenzialità sarebbero stati i soliti camorristi casalesi, padroni per anni del mercato dei rifiuti: nei terrapieni si può infilare ogni genere di detrito, lecito o meno. Voci e supposizioni che non avevano mai ricevuto riscontri. Ma adesso per la prima volta le foto di un appassionato di archeologia, Marco Noserini, sembrano dare corpo alle peggiori ipotesi: pozze tinte di giallo dal cromo e scarti di acciaieria sparsi nei campi dove germogliano filari di mais. Le foto sono state scattate nel tratto della Valdastico Sud tra Torri di Quarterolo e di Pojana Maggione nel Vicentino. Dove Maria Chiara Rodeghiero di Medicina Democratica e l'avvocato Edoardo Bortolotto hanno riscontrato una situazione drammatica: "Di notte arrivano anche trenta camion e scaricano ondate di materiale". Poi di giorno le ruspe lo spianano, preparando la massicciata e disperdendo le sostanze nel terreno.
Le immagini mostrano i mezzi delle imprese del Gruppo Locatelli e della Serenissima Costruzione. La Serenissima fa capo alla società con capitali pubblici, presieduta dal leghista Attilio Schneck, che possiede la concessione della Brescia-Padova, forse l'autostrada con il traffico record d'Italia. Il gruppo Locatelli invece è al centro dell'inchiesta (qui il video) per corruzione che ha fatto finire in cella Franco Cristiani Nicoli, vicepresidente della Regione Lombardia, accusato per una tangente versata dall'amministratore delegato Pierluca Locatelli. L'indagine è stata battezzata "Fiori d'acciaio" proprio perchè riguarda le licenze per lo smaltimento dei rifiuti.

Ma melle intercettazioni si parlava dei cantieri della Bre.Be.Mi, l'autostrada che collegherà Brescia e Milano senza passare per Bergamo. I pm bresciani, Carla Canaia e Silvia Bonardi, hanno messo sotto sequestro due cantieri per la costruzione del raccordo anulare della Bre.Be.Mi. a Cassano d'Adda (Milano) e Fara Olivana con Sola (Bergamo) perché sotto le carreggiate sarebbero stati accumulati scarti di fonderia. E anche in questo caso viene ipotizzato un ruolo del gruppo Locatelli.

Ma da dove provengono quei camion stracolmi di scorie fotografati nel Vicentino? Quasi tutti sono targati Crotone e Napoli, alcuni hanno le insegne di una ditta trevigiana che è stata coinvolta in traffici di rifiuti ma - recita la denuncia - "seguendo il percorso di un camion, si scopre che la maggior parte proviene da una grossa acciaieria alle porte di Vicenza, la Beltrame spa", una delle più grandi d'Italia. Si sospetta anche che alcuni arrivino direttamente dalla Campania, forse da un vecchio stabilimento chimico. Il via vai di mezzi si lascia alle spalle una coda scura come una colata lavica. E quando piove, l'acqua nerastra cola dai detriti nei campi e nei canali di irrigazione. Le imprese di costruzioni cercano di correre ai ripari e stendono una coperta di tessuto sintetico, ma la posano sopra le scorie e non sotto: una misura più utile a nascondere che a contenere il percolato.
Il manto ferroso viene usato in molti tratti al posto della ghiaia. Sono grossi pezzi di scarto provenienti dalla fusione dei rottami: a volte sono larghi più di un metro e nel magma solidificato si distinguono scatole meccaniche, contenitori, pezzi di ingranaggi di tutte le fogge. Spesso dentro i grossi sassi neri bucherellati, che ricordano sinistre pietre lunari, sono incastonate parti intere di ferro, scampate al calore dell'altoforno.

Noserini ha fatto analizzare i detriti. Il laboratorio ha confermato che si tratta di scarti di fonderia: "Contengono metalli pesanti e sostanze chimiche (nitrati, floruri, solfati, cloruri, bario, berillo, amianto, piombo, nichel) in notevole concentrazione", si legge nella denuncia presentata da Medicina Democratica, dall'Associazione italiani esposti amianto e da Marco Noserini. Si sono rivolti prima ai magistrati bresciani, sottolineando i legami con lo scandalo della Bre.be.mi. Ma la procura lombarda ha passato il fascicolo alla Direzione distrettuale antimafia di Venezia dove il pm Rita Ugolini vuole capire chi ha gestito il traffico di camion e ricostruire l'esatta provenienza di tutti i rifiuti. Con il sospetto che quei cantieri nascondano la Gomorra del Nord-Est.

dalla Tribuna di Treviso del 5 gennaio 2012

Valdastico, rifiuti tossici nei campi del Vicentino

Inchiesta de «L’Espresso»: sotto il cantiere della nuova autostrada sono sepolti rifiuti tossici delle fonderie

VICENZA. Rifiuti tossici delle fonderie sepolti sotto il cantiere della nuova autostrada Valdastico sud, sui quali indaga la Procura antimafia di Venezia. Lo scrive l'Espresso in un servizio pubblicato nel numero in uscita domani.

L'ombra del sospetto sui rischi per la salute delle scorie che sarebbero state seminate lungo molti dei 54,3 chilometri dell'arteria che collegherà le province di Vicenza e Rovigo - un'opera da oltre 1 mld di euro, il cui primo tratto sarà inaugurato a maggio - è venuta quando il cane di un abitante, che si era fermato a bere in uno dei canali accanto all'infrastruttura in costruzione, è morto quasi all'istante per una sospetta perforazione dell'intestino. Le ruspe che hanno spianato scarti di lavorazione industriale, soprattutto acciaierie, in mezzo alle coltivazioni di granoturco avrebbero riversato del cromo nei canali di irrigazione, facendolo entrare nella catena alimentare.

Secondo il settimanale, si parla di centinaia di tonnellate di scorie sepolte un metro sotto la superficie autostradale. Le foto di un appassionato di archeologia, Marco Noserini, documentano la presenza di pozze tinte di giallo dal cromo e scarti di acciaieria sparsi nei campo tra Torri di Quartesolo e Pojana Maggiore, nel vicentino. Mentre di notte ''anche trenta camion scaricano ondate di materiale'', come denuncia Medicina Democratica, di giorno le ruspe lo spianano, preparando la massicciata e disperdendo sostante nel terreno.

Per l'Espresso, le immagini mostrano i mezzi delle imprese del Gruppo Locatelli (al centro di un'inchiesta per corruzione che ha fatto finire in cella il vice presidente della Regione Lombardia) e della Serenissima Costruzione, che fa capo alla società con capitali pubblici che possiede la concessione dell'Autostrada Brescia-Padova. Quasi tutti i camion, con targhe del sud, hanno le insegne di una ditta trevigiana coinvolta in un traffico di rifiuti e provengono, secondo la denuncia presentata in Procura, dalla Beltrame, una grossa acciaieria alle porte di Vicenza.

mercoledì 7 settembre 2011

A QUANTO PARE NON E' VERO CHE NON SI PUO' FARE NULLA....

da un articolo del corriere delle Alpi

Sovramonte: Faller la spunta, il ripetitore trasloca


SOVRAMONTE. Non sorgerà alcuna antenna sopra Faller. I ripetitori della Vodafone che secondo il progetto originale dovevano essere posti sopra il paese saranno invece installati da un'altra parte. Dopo la protesta firmata dagli abitanti lo scorso marzo, il comune aveva aperto la trattativa con la compagnia di telefonia cellulare. L'istanza degli amministratori comunali era quella di poter ottenere lo spostamento dell'antenna. Ma l'amministrazione, oltre ad aver avviato un dialogo informale con il gestore, ha voluto anche incontrare a Venezia i rappresentanti di Vodafone, un avvocato e due ingegneri che seguono il progetto nel territorio di Sovramonte, per trovare un accordo.

Una riunione, quella veneziana, che il sindaco di Sovramonte Federico Dalla Torre ha giudicato «costruttiva». Infatti, la settimana successiva all'incontro, gli addetti ai lavori hanno fatto un sopralluogo nella zona del Col Ruaio (nelle vicinanze di Col Falcon) e valutato la possibilità di installare l'antenna in quel bosco. Il nuovo progetto della Vodafone è depositato in comune. Prima di qualsiasi dichiarazione ufficiale, Dalla Torre ha premesso che «il luogo è sotto vincolo ambientale», perciò prima di dire che il caso è risolto bisognerà attendere la decisione degli organi competenti regionali. Il nuovo progetto prevede l'installazione di una nuova antenna di color verde, quindi anche visivamente meno impattante, lontano dal centro abitato. Con la nuova antenna la compagnia di telecomunicazioni sarebbe in grado di raggiungere non solo Faller, ma anche Salzen e Aune, allargando l'offerta dei propri servizi a un bacino di clienti più ampio. D'altro canto, gli abitanti di Faller non sarebbero costretti a convivere ogni giorno con un'antenna sopra le loro teste. Il ripetitore, nelle intenzioni originarie del gestore di telefonia, avrebbe infatti avuto un'altezza di quaranta metri.

Ma come avevano evidenziato i cittadini di Faller che si sono opposti in maniera quasi unanime al progetto tramite una petizione, il paese per le sue particolari caratteristiche ambientali è vincolato dalla normativa europea 2ps ed è stato adottato da Legambiente. Fra le motivazioni del dissenso c'era anche il fatto che a Faller è decollata l'iniziativa dell'albergo diffuso con l'appeal gastronomico delle mele biologiche. Cosa che male si sarebbe sposata con il rischio delle onde elettromagnetiche.

domenica 20 marzo 2011

SFORAMENTI DELLE POLVERI SOTTILI.. FINITO IL BONUS (e per frotuna che è piovuto...)


dal corriere delle alpi (per leggere l'articolo cliccare qui)

In tre mesi raggiunto il tetto di giornate fuorilegge

FELTRE. Aria troppo inquinata 32 volte su 72. Sono impietosi i dati sulle concentrazioni di Pm10 nell'area feltrina pubblicati dall'Arpav: in due mesi e mezzo si è quasi raggiunto il tetto massimo di 33 giorni di sforamenti consentito in un anno dalle norme comunitarie. I grafici sulle polveri sottili della centralina di via Colombo sono schizzati fino a picchi di 144 e 130 microgrammi per metro cubo contro i 50 di parametro limite e l'ultima serie nera dal 9 al 13 marzo indica valori di 54, 80, 123, 114 e 66. Da qui parte l'appello del movimento Cinque stelle, che si aggiunge agli interventi di Legambiente (rivolto alla Regione) e del comitato Pra' Gras (a comuni e Provincia). «In questi settantadue giorni abbiamo respirato aria "scadente" e "pessima" praticamente una giornata sì e una no», tuonano i portavoce del gruppo. «I dati dell'Arpav sono allarmanti. Sappiamo che l'innalzamento dei livelli di polveri sottili è tipico del periodo invernale e condizionato dalle caratteristiche della vallata, in una conca senza ricambio d'aria e con problemi di inversione termica, ma non possiamo aspettare che sia la pioggia a contrastare questo pericolo per la salute dei cittadini», proseguono. «E' tempo che l'amministrazione attui azioni concrete, anche insieme ad altri comuni, per ridurre drasticamente le emissioni di inquinanti». Ma se negli ultimi mesi è stato approvato un piano d'azione in undici mosse contro le Pm10 - tra cui la rottamazione delle vecchie stufe a legna o carbone e delle caldaie a gasolio o a legna - e sono stati dirottati fuori dal centro i veicoli Euro 0 e i mezzi pesanti, quello che chiede il movimento Cinque stelle è di «ridurre drasticamente il numero delle auto circolanti in città, creando una mobilità alternativa efficiente che punti sui mezzi pubblici». Per raggiungere l'obiettivo «servono politiche volte ad incentivare anche l'uso delle bici». E ancora: «E' necessario monitorare tutti gli insediamenti industriali presenti sul nostro territorio, in modo da avere un riscontro di quali siano le fabbriche e le industrie potenzialmente più pericolose per la salute».

sabato 12 marzo 2011

I cittadini contro la centrale (a Trichiana)


dal corriere delle Alpi dell 11marzo 2011

TRICHIANA. Sì alla salute, no alla centrale. Con questo slogan un gruppo di cittadini protesta contro la realizzazione della centrale termoelettrica a biomasse nel piazzale dell’ex Cementegola al Bivio san Felice. «L’aria è di tutti, l’aria è nostra», si legge nel volantino, che sta girando in queste ultime ore, soprattutto via mail, tra le persone preoccupate che l’impianto porti a immettere in atmosfera sostanze fortemente inquinanti, e nocive per la salute. Tra queste vi sono «diossina, PM10, benzo(a)pirene, elementi cause di tumori e patologie dell’apparato respiratorio e cardiocircolatorio», si legge.
«La centrale andrebbe quindi ad aggravare la situazione in termini di salute della nostra provincia, area purtroppo già ad alta incidenza tumorale». Tanto più che «in Valbelluna e nel Feltrino si verificano già numerosi superamenti del livello delle PM10 e di benzo(a)pirene», continua il gruppo, che teme che gli effetti nocivi dell’impianto si ripercuotano su tutta la Valbelluna e fino al Feltrino, creando nuove criticità in un territorio che non brilla per qualità dell’aria.
La richiesta di autorizzazione per la costruzione della centrale è stata presentata da una ditta privata pochi giorni prima che entrasse in vigore una legge regionale che blocca la realizzazione di questi impianti. Il progetto prevede lo sviluppo di una potenza di 5,2 MW termici e 1 MW elettrico bruciando biomassa legnosa per l’equivalente di circa 150.000 quintali di legna all’anno (pari al consumo annuo di legna di circa 3.000 famiglie bellunesi).
«Solo la presenza di incentivi pubblici (fra i più alti del mondo e pagati da tutti i cittadini nelle bollette elettriche) rende possibile la realizzazione di centrali termoelettriche di questo tipo», attacca il gruppo dei contrari.
«Ricordiamo alle autorità interessate al rilascio dell’autorizzazione che la Direttiva dell’Unione Europea 96/62/CE in materia di valutazione e di gestione della qualità dell’aria ambiente, all’articolo 1 individua tra i suoi obiettivi quello di mantenere la qualità dell’aria ambiente, laddove è buono, e migliorarlo negli altri casi. La centrale sarà un grande impianto che funzionerà 24 ore su 24 per tutto l’anno e sarà situata a poche centinaia di metri dalla Piazza Tina Merlin».
Dunque in pieno centro. Il gruppo ricorda poi che «Trichiana è già servita dal metano, combustibile molto meno inquinante rispetto a quelli bruciati nella centrale termoelettrica» e che «a causa del trasporto del legname vi sarà un aumento del traffico pesante sulle strade che produrrà ulteriore inquinamento, il quale, oltre ad essere respirato dalla popolazione, si potrà depositare sui nostri orti e terreni compromettendo le produzioni agricole».
Tra i timori ci sono anche la possibile perdita di valore delle abitazioni e dei terreni, il blocco dello sviluppo turistico del territorio e il fatto che la centrale non ridurrà i costi della bolletta delle singole famiglie. «E’ questo il futuro che vogliamo per la Valbelluna?», si chiedono i cittadini, che si mobiliteranno contro la realizzazione di quello che, nelle mail, viene definito «mostro».
E non è finita qui, perchè pare che le centrali a biomassa che si vogliono realizzare in provincia siano due: una a Trichiana, l’altra a Pieve d’Alpago. «Devono essere fermate entrambe».
(Alessia Forzin)

venerdì 24 dicembre 2010

L'AGRICOLTURA CHE VOGLIAMO....


DI SEGUITO ALCUNE NOTIZIE CHE CI HA FATTO PIACERE LEGGERE, NOTIZIE CHE CI PARLANO DI UN AGRICOLTURA CHE CI PIACE...

LA VENDITA DEI PRODOTTI BIOLOGICI CRESCE A 2 CIFRE

A leggere i dati di FederBio i prodotti biologici si vendono molto bene e non conoscono crisi economica. Anzi: le vendite crescono del 12% rispetto all’anno scorso. Erano cresciute del 6,9% nel 2009 e del 5,2% nel 2008. Si tratta di dati riferiti alla vendita dei prodotti biologici nei negozi della grande distribuzione, ma se si passa ai negozi specializzati le cose vanno anche meglio.

PER LEGGERE L'INTERO ARTICOLO DI "ECOBLOG" CLICCARE QUI

CERTIFICAZIONE BIOLOGICA PARTECIPATA !!! una bella opportunità per la nostra Provincia


Questo progetto innovativo (unico nel Veneto e tra i pochi a livello nazionale) vuole innanzitutto svincolare la certificazione biologica dal solo rapporto azienda agricola - ente certificatore concentrando l’attenzione sulla comunicazione trasparente verso il pubblico, la collaborazione e lo scambio di conoscenze tra aziende, l’assistenza tecnica e burocratica al produttore.

Le parole d’ordine saranno pertanto
Semplificazione – Collaborazione – Trasparenza – Assistenza

Questo progetto è molto importante per la nostra provincia dato che sono molte le aziende che già coltivano seguendo disciplinari biologici o che semplicemente hanno escluso la chimica di sintesi.
Diverse piccole aziende vorrebbero fare il salto verso il biologico, ma ancora non hanno osato per motivi economici, tecnici e burocratici.

L’idea è quella di costituire un gruppo di aziende seriamente interessate alla certificazione, discutere con l’ente certificatore un costo minore rispetto al percorso individuale, e con la differenza che risparmiamo gestire un supporto tecnico-agronomico e burocratico a disposizione delle aziende partecipanti.
In questo processo verremo supportati da AIAB Veneto.
per leggere l'intero post del blog del gruppo coltivare condividendo cliccare qui

In arrivo la nuova malteria
L'annuncio, quasi in sordina, è stato dato ieri in occasione della firma dell'accordo tra Birreria e cooperativa La Fiorita per la coltivazione dell'orzo delle Dolomiti, e il suo successivo utilizzo per la produzione della birra speciale. Un accordo triennale che impegna una ventina di agricoltori, per oltre 40 ettari di terreni un po' in tutta la Valbelluna. Non c'è solo la coltivazione dell'orzo per la birra negli obiettivi dell'accordo con la Fiorita. Tra gli scopi infatti vi è la diversificazione delle colture, che comporta un arricchimento per il territorio e una maggiore sostenibilità ambientale. Chi coltiva l'orzo deve rispettare un protocollo e non può utilizzare prodotti chimici, e questo porta enormi benefici - anche, per esempio, alla presenza della fauna selvatica.

sabato 11 dicembre 2010

BOTTA E RISPOSTA SULLA CENTRALE di TRICHIANA

Dopo l'articolo che abbiamo riportato sul nostro blog c'è stato un vero botta e rispsota tra Amministrazione di Trichiana e cittadini.. ne riportiamo alcuni stralici e link

Gazzettino del 9 dicembre 2010 "Energia dal bosco alla casa" presentato il progetto
(cliccare qui per leggere l'articolo)
I vantaggi di questi impianti sono l'eliminazione della manutenzione della caldaia, aria più pulita e fonte di guadagno per le ditte boschive locali che forniscono il cippato. Si pensi che la centrale di Valdaora, mediante una rete di teleriscaldamento lunga 20 chilometri, fornisce 520 utenze con un risparmio di 2300 tonnellate di gasolio all'anno. A Trichiana la ditta privata sta già operando. L’Amministrazione comunale intende informare più approfonditamente la cittadinanza che ha manifestato più di un dubbio. Qualora il progetto passasse è sua intenzione vigilare sulle emissioni in atmosfera.

dal Corriere delle Alpi del 9 dicembre 2010 (per leggere cliccare qui)
E' un idea di progetto
«Il progetto dell'impianto cogenerativo a biomasse vergini nei pressi della zona "ex Cementegola" non è un'iniziativa dell'amministrazione comunale di Trichiana nè una cosa fatta. Allo stato, attuale c'è un'idea progettuale di una ditta privata per realizzare, oltre alla centrale, una piattaforma logistica-commerciale di biomassa legnosa». A dirlo è il primo cittadino di Trichiana Giorgio Cavallet, che ci tiene a precisare come il progetto sia stato oggetto di condivisione con i consiglieri comunali e con gli abitanti. «L'amministrazione», dice Cavallet, «ha già avviato un percorso informativo con due convegni specifici dedicati ad approfondire il tema delle biomasse (24 settembre e 26 novembre); il 27 novembre è stato organizzata una visita, con l'invito a tutti i consiglieri comunali sia di maggioranza che di minoranza, all'impianto di Valdaora in Val Pusteria, che funziona con gli stessi principi, ma con potenza 3 volte superiore a quello proposto a Trichiana». L'idea progettuale è stata poi presentata nella conferenza dei capigruppo consiliari che in quella sede hanno espresso parere favorevole, e sono già in programma altri incontri per informare e coinvolgere la cittadinanza, collegati all'effettivo evolversi del progetto. «Sarà nostra cura», continua il sindaco, «valutare il piano di approvvigionamento delle biomasse che presenterà l'azienda e pretendere lo sviluppo di una filiera corta e l'utilizzo di legno vergine ottenuto esclusivamente dalla lavorazione meccanica. Vigileremo per quanto di nostra competenza, sull'aspetto delle emissioni in atmosfera». L'ipotizzato impianto di Trichiana sarà efficiente e ragionevole solo se il calore prodotto verrà valorizzato da seria rete di teleriscaldamento. «Valuteremo», conclude Cavallet, «le proposte della ditta circa la possibilità di connettere anche alcuni edifici pubblici e privati». Il primo cittadino infine rassicura i cittadini. Per le autorizzazioni a realizzare un impianto del genere a Trichiana, dovrà essere convocata una specifica conferenza di servizi, nel corso della quale gli enti competenti dovranno valutare, tra gli altri, tutti gli aspetti che possono destare preoccupazione relativi ad esempio all'approvvigionamento, alle emissioni, alla valorizzazione del calore, e all'impatto ambientale.

ma probabilmente cio' non rassicura i cittadini..è infatti nato un comitato di cittadini
"il Comitato al Comune, fermate la centrale"
per leggere l'articolo cliccare qui

lunedì 6 dicembre 2010

MEGA CENTRALE A BIOMASSE A TRICHIANA


La sola struttura brucerebbe 200mila quintali l’anno, il 10% del consumo attuale in provincia

TRICHIANA. Una mega centrale termoelettrica a biomasse a ridosso del centro di Trichiana che potrebbe bruciare 200mila quintali all’anno di cippato: quel che non ti aspetti viene fuori alla fine nell’ambito di un convegno (organizzato dal Bim e dal comune di Trichiana) sulle energie rinnovabili. Un impianto che preoccupa e sta iniziando a mobilitare più di una persona: è a ridosso del centro paese. La scorsa settimana si presentava il progetto europeo Nesba, a Trichiana, sull’uso delle energie rinnovabili e all’interno del convegno è emerso il progetto di una ditta privata, per la costruzione di una grande centrale termoelettrica. L’impianto sorgerebbe negli ex piazzali della Cementegola, sotto la Surfrigo, nella zona industriale: al convegno era presente un consulente della ditta che ha presentato il progetto e ha fornito qualche numero, destando la perplessità di quanti ascoltavano. Anche perchè per ora, di questo mega investimento da 7 milioni di euro presentato come già «avallato» (nel senso di realizzazione «data per certa»), nessuno sa alcunchè. La centrale, per la potenza espressa, potrebbe consumare 200mila quintali all’anno di prodotto: 600 quintali al giorno. Un numero che può dire tanto o poco ai non addetti ai lavori ma che equivale al consumo di legna da ardere di circa 25-30mila persone: cioè la centrale brucerebbe da sola il 10% di quel che bruciano attualmente gli abitanti della provincia di Belluno. Non certo un impiantino sostenibile per le realtà locali. Serve per produrre energia elettrica: una corrente elettrica prodotta bruciando biomassa. Legno dunque, ma purtroppo per gli impianti di queste dimensioni gli apporti arrivano soprattutto dall’estero, dai paesi dell’Est europeo. L’Italia è diventato il più grande importatore di legname per fini energetici. E potrebbe andare anche peggio visto che nella legislazione italiana col termine biomassa s’intende pure la frazione organica di rifiuti urbani. Legno a parte, essendo la centrale alle porte di Trichiana, a creare ulteriore disagio ci sarà il via vai di tir che portano il combustibile che alimenta l’impianto: 80 o 90 camion al mese, dal momento che verrebbero bruciati 600 quintali al giorno di biomassa. L’impianto produrrebbe corrente elettrica per un megawatt elettrico e 5 megawatt termici. In platea più di un intervenuto è rimasto a bocca aperta, qualcun altro ha iniziato a fare domande, specie su dove andranno a finire i 5 megawatt termici. Esempi simili in provincia (Ospitale e Longarone) smaltiscono in atmosfera l’energia termica prodotta attraverso torri di evaporazione, a Trichiana non vorrebbero che si alzasse dall’oggi al domani una torre a evaporazione proprio alle porte del centro cittadino. Ma la cosa che ha destato ancor più meraviglia, il fatto che del progetto i cittadini di Trichiana non sanno nulla.

mercoledì 17 novembre 2010

UNA NOTIZIA DA PAVIA CHE CI PREOCCUPA NON POCO


MENTRE ANCHE NELLA NOSTRA PROVINCIA SI CONTINUA A PARLARE DI INCENERITORE, DA PAVIA GIUNGONO NOTIZIE CHE CI FANNO PREOCCUPARE:

"un'azienda del gruppo Riso Scotti costituita per produrre energia pulita dagli scarti di produzione del riso e da fonti rinnovabili. Ma dove in realtà venivano bruciati anche rifiuti come legno, plastiche, imballaggi e pure fanghi di depurazione delle acque reflue urbane e industriali con livelli troppo alti di concentrazione di metalli pesanti, fra cui cadmio, piombo, mercurio e nichel. " .... "si è scoperto che i certificati di analisi erano falsificati grazie a laboratori compiacenti" ... "Resta ancora da valutare l'inquinamento dell'aria. Nel controllo effettuato a ottobre del 2009, ha spiegato il comandande provinciale di Pavia, Paolo Moizi, si è scoperto che l'impianto di misurazione dei fumi era malfunzionante e segnava valori talmente bassi da essere praticamente impossibili"

Traffico di rifiuti a Pavia, sette arresti
sigilli all'impianto Riso Scotti Energia

per leggere l'intero articolo pubblicato su Repubblica cliccare qui

sabato 14 agosto 2010

CITTADINI IN FERMENTO A BUSCHE .. NO ALLE TORRI


al gazzettino di oggi CLICCARE QUI PER LEGGERE ARTICOLO
Torre asfalti di Busche Progetto senza controllo
Si può fare tutto, anche una nuova torre a Busche. Anche se non tutti i cittadini non sono d'accordo. Non lo sono certamente quelli residenti nella zona della Riva de San Gabriele cui il fatto che non sia più necessaria la Via (valutazione di impatto ambientale) perché la ditta ha chiarito di non avere l'intenzione di utilizzare materiale riciclato.
«Noi che abitiamo a San Gabriele - spiegano in una nota stampa - non ci stiamo. Sembra quasi che qualsiasi richiesta avanzata non sia dovuta e ci riferiamo alla Via che era stata auspicata sulla stampa anche dall'assessore provinciale all'Ambiente Ivano Faoro».«Il fatto che la valutazione d'impatto ambientale sia saltata perché la ditta Ascon ha dichiarato di non voler utilizzare riciclato nella nuova torre lascia molto perplessi e preoccupati per la mancanza di uno strumento che avrebbe rafforzato la tesi della sicurezza in questo sito che rimane pur sempre classificato come industria insalubre di prima classe.» «La Via sarebbe stata un'occasione di confronto dei vari enti competenti - continua il comunicato dei cittadini - enti che avrebbero così potuto esprimere pareri importanti per la tutela della salute e la vivibilità dei cittadini di Busche. Quindi chiediamo con forza che tutte le autorità competenti ci mettano il giusto e doveroso interessamento affinchè questa operazione non passi come una semplice costruzione, in quanto produrrà i suoi effetti anche per le generazioni future».

martedì 6 luglio 2010

EMERGENZA OZONO


articolo pubblicato sul Gazzettino
AFA E INQUINAMENTO
Le centraline Arpav hanno già registrato ben tre sforamenti

Con il caldo ozono alle stelle Dopo l’emergenza polveri fini dell’inverno ora l’allarme continua


Sale il livello dello "smog estivo": ed è allarme ozono. Nella scorsa settimana, l'Arpav ha rilevato alcuni superamenti della soglia oraria di informazione alla popolazione, fissata in 180 microgrammi per metro cubo. In invernopolveri fini e ora ozono.
Alcune fasce della popolazione, come bambini, anziani, persone asmatiche o soggetti con patologie respiratorie o cardiologiche potrebbero avere dei problemi di salute e avvertire sintomi come «irritazioni agli occhi, al naso, alla gola e all'apparato respiratorio, un senso di pressione sul torace e la tosse - riporta il sito dell'Arpav. I superamenti sono iniziati giovedì 1 luglio, quando sono stati registrati 182 microgrammi, il livello è poi salito venerdì 2 quando sono stati raggiunti 194 microgrammi e, dopo un giorno di tregua, è tornato a salire fino a 187. Le persone a rischio dovrebbero «evitare prolungate esposizioni all'aperto nelle ore più calde della giornata - scrive l'Arpav - e ridurre al minimo, sempre durante le stesse ore, lo svolgimento di attività fisiche affaticanti (passeggiate in bicicletta, gare, attività sportive in genere) che comporterebbero un aumento dell'impegno respiratorio».
Per sopperire alle problematiche che potranno causare le previste ondate di caldo, l'Ulss 2 ha varato il «piano caldo», ma sono a disposizione anche i farmacisti, i quali collaborano a stretto contatto con l'Arpav. «Ogni soggetto è un caso a sè e ha esigenze diverse da soddisfare - dice Marco Bacchini, presidente di Federfarma Veneto - invitiamo i cittadini a non esitare: entrate in farmacia per chiedere consiglio rispetto alle vostre esigenze vitali. Non basta dire di non uscire nelle ore più calde o bere molta acqua, bisogna valutare quali farmaci assume il soggetto, dove vive, quali sono le sue abitudini, anche alimentari. In questi giorni non bisogna davvero sottovalutare nessun aspetto».
RIPORTIAMO DLA SITO DI ALTROCONSUMO
A essere particolarmente a rischio sono i bambini. Hanno infatti una frequenza respiratoria maggiore rispetto agli adulti e quindi assumono più inquinanti. E inoltre i meccanismi di difesa dell'organismo sono meno sviluppati. Secondo vari studi scientifici, un bambino esposto a livelli elevati di ozono rischia di avere uno sviluppo insufficiente dei polmoni e di essere colpito da un maggior numero di infezioni.

mercoledì 30 giugno 2010

GRAN FERMENTO IN PROVINCIA.. E NON


Molti i cittadini che si sono mobilitati in questi ultimi giorni.. cittadini che chiedono, a viva voce che certe questioni, progetti vengano chiariti e non imposti dall'alto
Noi del Comitato Prà Gras siamo solidali con queste azioni dal basso. Importante una fattiva collaborazione tra le diverse realtà al fine di condividere conoscenze, competenze, saperi e pratiche Anche eprchè cio' che oggi vien fatto a Borso o Maser domani potrebbe esser fatto qui da noi

IMPIANTO A "BIOMASSA" A BORSO DEL GRAPPA

I rappresentanti del comitato "No Biomasse nell’Oasi" hanno ribadito per l’ennesima volta il proprio «no» alla realizzazione di un impianto di biomasse da 13 milioni di Kwh l’anno nell’area a sud del comune di Borso del Grappa, nella frazione di Sant’Eulalia, ai confini con il territorio sanzenonese. «L’impianto - ha spiegato l’ingegnere Filippo Giustiniani del comitato - con la formula presentata in modo separato, risulterebbe per tutta la durata del suo funzionamento escluso dai controlli degli uffici competenti in materia di rumore ed emissioni in atmosfera che, secondo i calcoli, violerebbero i limiti di rumore producendo circa 71 decibel di emissione in atmosfera rispetto ai 35 decibel previsti durante la notte in paesaggio di campagna». Se da un lato l’amministrazione di San Zenone ha già promosso un ricorso al tar contro l’autorizzazione rilasciata ai privati per la realizzazione dell’impianto, dall’altro la provincia di Treviso ha annunciato la sospensiva che congela l’avvio dei lavori per la realizzazione dell’impianto...

POSSAGNO: SMALTIMENTO GOMME, LA PROVINCIA NON FRENA
PER LEGGERE L'ARTICOLO CLICCARE QUI
Verranno trattate dalle 62 alle 96 tonnellate di pneumatici al giorno -precisa l'assessore all'Ambiente, Ubaldo Fanton- per uno stoccaggio di circa 5mila tonnellate». Parte della gomma verrà trasformata in granulati e un'altra parte dovrebbe finire nella Cementi Rossi di Pederobba. Sotto il controllo dell'Arpav. «Ma è scandaloso che l'Arpav abbia indicato la Marca come provincia vocata al recupero di pneumatici -tuona Lorenzo Biagi, capogruppo dell'Ulivo- dalla vocazione turistica sognata da Zaia si è passati alla vocazione per i copertoni».

NO ALLA CENTRALE ..NASCE IL COMITATO
per leggere l'articolo del gazzettino cliccare qui
Nasce il comitato «No alla centrale di Busche».
La bolla insomma è scoppiata: dopo il ciclo d'incontri promosso da En & En ed Enel, che vedrà la sua conclusione giovedì 1 luglio a Sospirolo, per illustrare il progetto preliminare della centrale idroelettrica di Zaetta, un gruppo di cittadini si è riunito in comitato, «ritenendo opportuno - spiega il portavoce Luigi Tollot - prendere una chiara di fronte a quanto emerso negli incontri». «La nostra attuale contrarietà alla costruzione della centrale - precisano i cittadini - è legata alla necessità di conoscere meglio le caratteristiche del progetto, il suo impatto ambientale, e quale sia il guadagno delle due società pronte a sfruttare risorse naturali che, in via principale, appartengono ai cittadini». Singolare appare al comitato che il ricavo annuo dell'impianto sia previsto di 5 milioni di euro, a fronte di una spesa di circa 100 milioni, 80 per cento, ricordano loro, a carico delle banche. ..
E I COMITATI DICONO NO (per leggere cliccare qui)

ALTRE QUESTIONI CALDE: LA TORRE ALLA EX MEROTTO DI BUSCHE, L'ACCIAIERIA dI BORGO VALSUGANA, L'AMPLIAMENTO DELL'IMPIANTO SMALTIMENTO RIFIUTI DI MASER ECC..ECC.. ECC..

sabato 19 giugno 2010

REFERENDUM SULL'ACQUA.. UN GRANDE SUCCESSO CHE FA PENSARE


RAGGIUNTO IL MILIONE DI FIRME !!!

nonostante la prudenza adottata lo scorso fine settimana, sulla base dei dati ricevuti negli ultimi giorni, e di quelli che ci stanno arrivando dai banchetti, pensiamo sia giunto il momento di rompere gli indugi ed annunciare il:
raggiungimento del milione di firme!!
Consapevoli del risultato storico raggiunto grazie al lavoro e l'impegno di tutte e tutti voi, andiamo avanti per travolgere di firme e consensi tutti coloro che remano contro questo referendum: lo straordinario successo della raccolta è la prova che questa battaglia si può e si deve vincere!
Sempre più convinti che la battaglia per l'acqua sia una battaglia per la democrazia, la segreteria si complimenta con tutte e tutti per il lavoro fin qui svolto, e invia un grande in bocca al lupo per quello ancora da svolgere.

ED INOLTRE:
STREPITOSO SUCCESSO DI MARCO PAOLINI A RASAI

(dal corriere delle Alpi del 19giugno)
La natura «uccisa» dal progresso nel Veneto di Paolini

il Corriere delle Alpi — 19 giugno 2010 pagina 33 sezione: SPETTACOLO
SEREN DEL GRAPPA. Una sedia, un tavolino con un’abat-jour accesa e una caraffa d’acqua, come a suggerire il messaggio della serata a sostegno della campagna di raccolta firme per indire i referendum contro la privatizzazione dell’acqua e in difesa degli ecosistemi fluviali. Si è presentato così, Marco Paolini, giovedì sul palco agli impianti sportivi di Rasai: al centro dell’agone teatrale per il suo recital “Bisogna (la pellagra via sms)”, senza altra scenografia e con una dialettica in punta di ironia. Davanti a lui, la platea straripa di gente, con 1500 spettatori e molti altri rimasti fuori dal tendone, perché già dal pomeriggio i biglietti sono esauriti e dentro non ci starebbe più nemmeno uno spillo. Il sipario non è calato e non scenderà neanche a fine spettacolo. Solo l’alzarsi e abbassarsi delle luci segnano la durata dell’atto unico del monologo, che scorre come un fiume in piena - appunto come lo spunto della serata - per quasi due ore e mezza non stop. Evoca, l’attore, affabula, a suo modo analizza con la capacità di interpretare il presente e di scavare nel passato che lo contraddistingue per lo spessore di quelle narrazioni che vengono giustamente considerate “orazioni civili”. Introdotto da Valter Bonan del comitato Acqua bene comune che ha promosso l’evento, Marco Paolini - maestro di impegno e leggerezza - parla di concetti che stanno «prima e sotto la politica», di problemi nè di destra nè di sinistra a cui bisogna (da qui il titolo del recital) dare soluzioni. L’ingresso è gratuito, ma lo spirito è da «biglietto responsabile» più che da «offerta libera». Obiettivo è sostenere la campagna di raccolta firme per indire i referendum contro la privatizzazione dell’acqua e a tutela dei fiumi di montagna dallo sfruttamento insostenibile. Artista e uomo che lavora sulla memoria, Paolini descrive l’invasività del modello di sviluppo nei confronti dell’ambiente, confrontando la realtà di oggi in cui «la natura fecondata dalla cultura» è sommersa dalle infrastrutture, con una visione quasi arcadica del «Primo Veneto»: «ognuno di noi da ragazzo si è innamorato di un albero che non era nostro». Racconta della pellagra, di quando la mattina si mangiava polenta - e pure la sera - e il pane si nominava solo nel Padre Nostro, tranne un paio di volte l’anno. Fino all’arrivo del boom industriale che porta al potenziamento indiscriminato delle infrastrutture, di cui evidenzia deformazioni ed assurdità con ironia contagiosa. Esilaranti le divagazioni sul passante di Mestre e sullo svincolo autostradale di Dolo diventato l’ombelico del mondo per camionisti e automobilisti. Comicissima l’interpretazione del Mose, la grande diga mobile che dovrebbe risolvere il problema dell’acqua alta a Venezia, ma potrebbe non farcela per difficoltà erettili di funzionamento. Impagabile il racconto del proliferare delle rotatorie e del popolo di cicloturisti - «massa critica della domenica, vestiti da supereroi come due Fantomas, Batman e l’uomo mascherato» - che fa venire giù il capannone dalle risate. «Le rotonde sono belle e mica tutte uguali, e se ti dimentichi dentro una vanga, tutti si fermano a guardarla. Al centro poi c’è il buco dove hanno piantato il compasso, e vuoi vedere che sono i green del campo da golf del Veneto»? Un coinvolgente fiume in piena, il Paolini applaudito giovedì, che alla fine spazia dalla «finanza di progetto, strumento principe dell’economia», alla centrale nella valle del Mis, ai cosiddetti parchi tematici. «Solo di una cosa ce ne sarà sempre meno: la tera».

ricordiamo che lunedì 21 giugno presso lo sherwood festival ci sarà un interessante dibattito sulla questione "acqua bene comune"
(clicca qui per ulteriori informazioni)

sabato 5 giugno 2010

ACQUA E SAPA


(dal Gazzettino)
REFERENDUM SULL'ACQUA: BOOM DI FIRME
Boom di firme per il referendum sull’acqua a Belluno e in Italia. Sono 3450 quelle raccolte in provincia, su un’aspettativa di 2200, mentre a livello nazionale si contano in una quaratina di giorni già 800.000 rispetto alle 700.000 preventivate e ora, prima della scadenza a luglio, si punta al milione. «La sensibilità della cittadinanza bellunese è forte - dice Valter Bonan, rappresentante locale del Comitato acqua bene comune, promotore dell’iniziativa prima dell’incontro pubblico al Centro diocesano -. I banchetti anche nei paesi più piccoli e nelle giornate meno indicate hanno avuto esiti straordinari».
L’obiettivo del referendum, in sostanza, è di togliere i privati dall’acqua, in controtendenza rispetto al decreto Ronchi approvato lo scorso novembre. Il comitato è trasversale e senza colore ma non mancano le critiche alla politica.
Sono 17 i consigli comunali che hanno approvato l’ordine del giorno sull’acqua come bene comune, che, secondo il Comitato, hanno così rivendicato la loro autonomia sia nei confronti della Provincia, sia del Bim.
«L’ente provinciale si è espresso poco e male sulla questione. La Lega ha fatto sapere che hanno appoggiato il decreto Ronchi obbligati dall’Unione Europea». Il Comitato nega ci sia un obbligo Ue e sostiene, anzi, che alcuni esponenti a livello locale abbiano firmato il referendum (Giancarlo Gentilini su tutti) ma che non ci sia coerenza a livelli più alti. Mancanza di unitarietà anche nel Pd, comunque, e scuse poco valide quelle del consorzio dei Comuni locale. «Il Bim dice che ci sarà un blocco negli investimenti e che per Belluno con i decreti attuativi arriverà una deroga - sostiene Bonan - ma secondo dati di Cittadinanza attiva (2008) ha portato a termine solo il 25% degli investimenti previsti, il peggiore in Veneto». «Dal 2000 ad oggi in tutta Italia il crollo di soldi spesi per nuove infrastrutture nel settore è stato del 2/3 e il decreto Ronchi darà il colpo definitivo» rammenta Corrado Oddi di Cgil, ieri a Belluno per un convegno sul tema. Insieme a lui il costituzionalista Alberto Lucarelli, che ha già figurato come «inadempimento del contratto di servizio» i mancati investimenti del Bim.

(dal gazzettino)
PROTOCOLLO SAPA: SCOMPARSO
Un faccia a faccia per capire come muoversi in vista della trasformazione dell’impianto della Sapa di viale Monte Grappa. Erano stati invitati dal sindaco Gianvittore Vaccari in municipio per stilare una sorta di protocollo d’intenti da confrontare poi direttamente con la multinazionale che gestisce la fonderia cittadina.
Da quel giorno i componenti del comitato di ambientalisti chiamati a Colle delle Capre dal primo cittadino, del documento e di cosa il Comune abbia deciso di fare non ne sanno più nulla. E sono trascorsi più di due mesi.
Le proposte avanzate in municipio non erano poi così "stellari" e, come sottolinea uno dei portavoce del comitato «non particolarmente restrittive tanto da costringere l’Amministrazione ad approfondimenti pesanti».
Gli ambientalisti avevamo partecipato al faccia a faccia in Comune perchè «Restano motivo di preoccupazione, al di là dei numeri e delle assicurazioni ufficiali, la presenza di una sola linea di produzione di grande capacità che funzionerà a ciclo continuo; la provenienza e la qualità del materiale da fondere (in gran parte proveniente da rottami); l’incremento del traffico su strade comunali; il possibile sforamento di emissioni in atmosfera e l’accumulo di inquinanti al suolo causati da eventuali malfunzionamenti dell’impianto».
«Si sottolinea - continuano nel documento - che le prescrizioni illustrate nel seguito in termini generali, che dovrebbero necessariamente essere poste a totale carico della SAPA, derivano da una serie di indicazioni ottenute da esperti del settore e già applicate per situazioni similari».
Tali prescrizioni prevedono le seguenti misure:
1) «Predisposizione di un progetto operativo per l’individuazione del posizionamento ottimale di un sistema di monitoraggio, tenendo conto della morfologia e della situazione meteo – climatica (direzione venti prevalenti, differenziali di temperatura ed umidità, zone di ristagno/ricambio d’aria, etc.) della zona».
2)«Installazione del sistema di monitoraggio costituito da un minimo di 4 stazioncine di rilevamento in continuo delle polveri e dei maggiori inquinanti, in aggiunta al misuratore previsto dall’Azienda in corrispondenza del camino di uscita».
3)«Protocollo sottoscritto tra Comune di Feltre e azienda che preveda la chiusura temporanea dell’impianto e l’adozione di azioni tecniche risolutive da applicare a seguito di tre sforamenti consecutivi rilevati dalle centraline».
4)«Rilevamento dei dati delle 4 stazioni di monitoraggio affidato ad Ente pubblico (Arpav, Ulss, e Comune), oppure a tecnico esterno e pubblicizzazione periodica obbligatoria alla cittadinanza (minimo 2 volte l’anno) dei dati rilevati».
5)«Costituzione di una Commissione mista per i controlli a campione non programmati sul materiale in entrata destinato alla fusione; analisi sul terreno della presenza di inquinanti (a partire dalla situazione attuale)».

venerdì 16 aprile 2010

CAMBIANO GLI AMMINISTRATORI..MA NON CAMBIA LA SOSTANZA DELLE COSE...


Metalba, via all’ampliamento
APPRENDIAMO DAL GAZZETTINO CHE:
La Metalba ha le carte in regola per poter procedere all'ampliamento della fonderia situata nella località longaronese di Fortogna.
Nell'ultima seduta della giunta provinciale, infatti, è stata approvata la delibera che riguarda proprio l'ampliamento degli stabilimenti.
Si tratta di un atto di valenza tecnica, che vede l'approvazione di un provvedimento supportato dai dati forniti in seguito alle rilevazioni dell'Arpav. Da tali rilievi emerge il fatto che i valori si attestano a 1/3 del minimo consentito dalla legge in vigore.
«Nel documento - fanno sapere dalla Provincia - sono state inserite 27 prescrizioni di carattere ambientale a cui l'azienda dovrà attenersi nella realizzazione dell'ampliamento dell'attività. Di queste, 23 provengono direttamente dalla Commissione Via (Valutazione d'impatto ambientale) e sono state recepite dalla giunta, mentre altre quattro vengono aggiunte da Palazzo Piloni».
La giunta guidata dal presidente Gianpaolo Bottacin ha anche inserito alcune indicazioni nate in seguito a un confronto tra la Provincia e l'amministrazione comunale di Longarone. Ora l'intera pratica verrà trasferita all'Ufficio Ecologia per la prosecuzione dell'iter, caratterizzato da ulteriori autorizzazioni di competenza.
In merito agli sviluppi dell'annosa questione, è intervenuto anche il sindaco Roberto Padrin: «Sia chiaro, questo è solo uno dei provvedimenti. Il prossimo passo prevede l'Aia, l'autorizzazione integrata ambientale. Detto ciò, la nostra posizione non muta di una virgola: la priorità è la salute dei cittadini e faremo quanto è nelle nostre competenze per garantirla. Posso assicurare il massimo impegno da parte del mio Comune, così come auspico un costante e continuo monitoraggio della situazione da parte degli enti preposti. In ogni caso, le 27 prescrizioni confermano che, su questo delicato problema, c'è la massima attenzione».
Il Comitato dei cittadini di Fortogna, almeno per il momento, non intende pronunciarsi sull'ultimo capitolo di una vicenda che si trascina ormai da anni. E il cui epilogo, a dispetto della delibera, sembra ancora molto lontano.
OVVIAMENTE ESPRIMIAMO TUTTA LA NOSTRA VICINANZA AGLI AMICI DI FORTOGNA..PRONTI A UNIRCI A LORO A DIFESA DI SALUTE AMBIENTE E QUALITA' DELLA VITA.. ASPETTI VITALI CHE..A QUANTO PARE STANNO A CUORE AI CITTADINI E NON CERTO ALLA MAGGIORNAZA (PER NON DIRE TOTALITA') DEGLI AMMINISTRATORI...

lunedì 12 aprile 2010

LETTERA PUBBLICATA SUL GAZZETTINO


Buongiorno.
Scrivo per esprimere il mio sgomento davanti alla visione del cartello
pubblicitario in Via Arno a Feltre (che allego).
Quando l'altro giorno sono andata a fare la spesa, l'occhio non è potuto non
cadere in quel messaggio crudele, ma assai diretto e vero.
La prima sensazione ovviamente è di perplessità.. immagine troppo esplicita.
Ma poi ho capito che è servita proprio quell'immagine per farmi riflettere
sul messaggio di quelle poche, semplici parole. "INQUINAMENTO PUBBLICO, TRAGEDIE
PRIVATE"
. Perchè effettivamente quello che capita tra le mura domestiche non
lo denuncia nessuno. I tumori sembrano sempre essere cause di sfortune
familiari, invece forse è ora di avere la consapevolezza di ciò che "anche"
l'inquinamento provoca.
Se in un primo momento mi sono chiesta chi fosse l'autore di un gesto così
provocatorio, mi rendo conto di doverlo ringraziare, con l'auspicio che
faccia riflettere anche altre persone, e soprattutto chi ha il potere di decidere su
scelte ambientali quali inceneritori, insediamenti di industrie pesanti,
traffico ecc.
Grazie.
Luciana Rech
Cesiomaggiore (BL)

E' stato pubblicato sul corriere delle Alpi un articolo "un cartello che induce a riflettere" molto simile al precedente, per leggerlo cliccare qui

domenica 4 aprile 2010

SMOG ALLE STELLE, ESPOSTO IN PROCURA


INTERESSANTE ARTICOLO COMPARSO OGGI SUL GAZZETTINO

Contro l’impennata dell’inquinamento da polveri sottili un cittadino è pronto a presentare un esposto alla Procura per danni all’ambiente e alla salute pubblica. Principale accusato: il Comune di Feltre colpevole di non aver adottato misure abbastanza incisive da migliorare veramente la situazione. Come dimostrano i rilevamenti della stazione Arpav di via Colombo di fine marzo. Ma lo direbbero in modo abbastanza chiaro anche i dati raccolti dalla stazione filtrante della System Life rimossa da Largo Castaldi proprio qualche giorno fa. L’aspirapolvere avrebbe fotografato dei picchi regolari nel livello delle Pm10 in alcune fasce orarie della giornata.
«Per quanto tempo ancora saremo costretti a camminare in apnea nel centro cittadino per metterci al riparo dalla quotidiana somministrazione di gas tossici? - scrive il cittadino e residente nel centro urbano di Feltre - I recenti provvedimenti varati dall’Amministrazione comunale (censimento delle cucine a legna con distruzione di quelle difettose, divieto di circolazione delle auto euro zero, controllo delle caldaie) sono a mio avviso metodi di cura insufficienti e, quindi, incapaci di risolvere radicalmente la grave situazione che si è venuta a creare non solo per il ripristino del doppio senso di circolazione ma, soprattutto, per non aver voluto creare un’isola pedonale nel centro della città, come già da molto tempo hanno fatto numerose altre cittadine simili a Feltre».
Il cittadino sottolinea il triste primato sulle malattie polmonari che già caratterizza Feltre e la provincia di Belluno, rispetto al resto del Veneto. «Per porre fine a questa continua aggressione di gas tossici – conclude l’uomo – e rendere il centro cittadino più vivibile e a misura d’uomo è proprio necessario far ricorso ad un procedimento per danni all’ambiente e alla salute pubblica?».

lunedì 18 gennaio 2010

SAPA.. UN SILENZIO CHE FA "RUMORE"

INTERESSANTE RIFLESSIONE DI CARLO D' ALBERTO SULLA QUESTIONE "SAPA A FELTRE" PUBBLICATA SUL GAZZETTINO E CHE CONDIVIDIAMO

Silenzio sulla realizzazione della nuova fonderia della Sapa. Un silenzio che fa rumore fra coloro che stanno attendendo notizie precise sull'iter tecnico per la costruzione dell'impianto. Domani il sindaco incontrerà gli ambientalisti ma questo, ai cittdini sembra non bastare.
Timori che l'ingegner Carlo D'Alberto,che si fa portavoce degli abitanti della zona sud-est di Feltre preoccupati per la mancanza di informazioni, ha deciso di mettere nero su bianco.
«È dal 9 luglio scorso, giorno in cui il sindaco di Feltre ha organizzato una riunione per “informare la cittadinanza” sull'iter della nuova fonderia Sapa, che sulla vicenda sembra sceso il silenzio. Rassicurati dal Dirigente dell'Ufficio Urbanistica comunale che l'autorizzazione riguardava un ampliamento del piazzale di stoccaggio e di una torre piezometrica, tutto tace sul Piano di Intervento attuativo e sul Piano di Assetto del Territorio».
Alla luce di questo, D'Alberto dice che «non si sa nulla nemmeno sulla sorte dei forni di seconda mano, già acquisiti prima dell'ottenimento delle concessioni e rivelatisi non della migliore tecnologia, come ammesso dal direttore dell'azienda».
«Nessuna notizia circa una presunta fornitura da parte della stessa Sapa di rottame da fondere, in assenza di disponibilità di billette (lingotti cilindrici in alluminio), dimostratasi non utilizzabile per la presenza di materiale “spurio” - continua D'Alberto, ma nemmeno sul ricevimento da parte della Ulss 2 di Feltre delle assicurazioni da produrre da parte della Sapa in base alle prescrizioni richieste». «Non si è saputo nulla nemmeno delle proposte formulate dal Presidente del Consiglio comunale, Dario Bond, sulle prescrizioni da porre all'azienda in tema di futuri controlli a sorpresa sulla qualità di materiale ed emissioni. E ora che l’alluminio primario potrebbe venira a mancare con la possibile chiusura degli stabilimenti Alcoa di Porto Marghera e Porto Viesme, che ripercussioni ci potranno essere per la Sapa di Feltre».
D'Alberto conclude con una stoccata: «Tutto tace, ora è il tempo per la campagna elettorale per le regionali, alle problematiche ambientali del territorio feltrino si penserà dopo».

LUNEDì 18 L'INCONTRO DEL SINDACO VACCARI CON "GLI AMBIENTALISTI" SULLA QUSTIONE SAPA. PER RISPONDERE AD ALCUNE MAIL CHE CI SONO GIUNTE RICORDIAMO CHE A TALE INCONTRO IL COMITATO NON HA PARTECIPATO
...DI SEGUITO L'ARTICOLO PUBBLICATO OGGI DAL GAZZETTINO SULL'INCONTRO IN QUESTIONE

"SAPA: IL COMUNE CONTROLLA"
Comune e Wwf per una volta a braccetto. A unirli, la questione dell’ampliamento dello stabilimento Sapa. È il risultato dell’incontro di ieri mattina tra il sindaco Gianvittore Vaccari, l’assessore Ennio Trento e i rappresentanti dell’associazione ambientalista, con in prima fila il presidente Augusto De Nato. Un incontro interlocutorio che però avrebbe gettato le basi per una collaborazione concreta tra Comune e sezione feltrina del Wwf. L’associazione si è impegnata a consegnare al sindaco entro breve una scheda con le valutazioni tecniche che servirà poi a creare un sistema di prescrizioni di garanzia. Indicazioni importanti, già anticipate nell’incontro di ieri dal Wwf e che sarebbero condivise in pieno dall’Amministrazione di Feltre.
«Abbiamo spiegato ai rappresentanti del Wwf – ha detto Vaccari – che come Comune non abbiamo dato un via libera incondizionato alla Sapa, ci sono dei miglioramenti sulla sicurezza ambientale e sul sito stesso che l’azienda deve garantire. Il Comune vuole stendere un protocollo di controllo preciso e per questo la collaborazione del Wwf è molto importante. Ci faranno avere le loro valutazioni tecniche puntuali in modo che potremo costruire un sistema di prescrizioni di garanzia per tutti che comunicheremo sia alla Provincia, che ha competenza ambientale, che alla Sapa».
Soddisfatto ma cauto, com’è nel suo stile, De Nato. «Il sindaco si è dimostrato molto disponibile e particolarmente aperto con noi – commenta – se son rose fioriranno, oggi abbiamo chiacchierato, la prossima volta vediamo se alle parole seguono i fatti. La questione è molto delicata, si parla di tutela dell’ambiente e della qualità della vita dei cittadini di Feltre, di posti di lavoro. Noi vogliamo garanzie che qui verrà trattato prodotto pulito, non vogliamo che Feltre si trasformi nel ricettacolo degli scarti di tutta Europa».

mercoledì 30 dicembre 2009

LA LOTTA CONTRO IL PIANO ALTANON NON E' FINITA!! E INTANTO IL QUIRINALE RISPONDE

(articolo del Gazzettino del 30/12/2009)
La “guerra” contro il piano degli interventi relativo all’Altanon non è ancora finita. Per i cittadini che si oppongono al progetto è stata persa solo una battaglia, ma molte altre sono pronte. E nei giorni scorsi sarebbe arrivato un messaggio informale dal Quirinale di commento alle duemila cartoline giunte in blocco alla casella di posta elettronica del Presidente della Repubblica. Un’iniziativa che pare aver colpito molto e che sarà commentata a breve con una nota ufficiale che sarà mandata direttamente al Prefetto di Belluno che poi avrà il compito di informare i gruppi che hanno organizzato l’originale forma di protesta. E la replica partirà nei prossimi giorni anche se cambierà il destinatario delle cartoline, questa volta l’obiettivo sarà il Ministo dei Beni ambientali.
Guardando al consiglio comunale in cui verranno presentate le controdeduzioni alle centinaia di osservazioni arrivate in municipio al piano Altanon, i rappresentanti di Wwf, Italia Nostra, gruppo face book, comitato Pra Gras l’11 gennaio incontreranno il sindaco di Feltre Vaccari.
«Non ci aspettiamo miracoli – spiega Augusto De Nato, del Wwf – ma abbiamo chiesto l’incontro perché lui in varie sedi ci ha invitati più volte a fissare un appuntamento con lui che era disponibile a spiegarci le ragioni dell’Amministrazione. E così abbiamo colto l’invito e l’11 andremo da lui».
Ma la guerra non è persa del tutto, secondo ambientalisti e cittadini vari. «Abbiamo già chietso un incontro anche alla Sovraintendenza – spiega De Nato – avremmo dovuto incontrare il dirigente il 10 dicembre scorso ma all’ultimo ha avuto un impegno inderogabile ed la data è slittata, ma c’è molto interesse per le obiezioni che stanno alla base della nostra opposizione. Chederemo anche all’Ascom un incontro, sappiamo che sono pronti a presentare un ricorso al Tar, noi daremo il nostro sostegno». E poi c’è il consiglio comunale di ratifica dell’adozione del piano degli interventi, dopo l’analisi delle osservazioni.
«Abbiamo il tempo per convincere gli indecisi a non appoggiare più questo piano che deturpa la città e il nostro ambiente» conclude De Nato.

RICORDIAMO INOLTRE CHE E' ANCORA POSSIBILE INVIARE "LA CARTOLINA AUGURALE RELATIVE AL PIANO ALTANON" (per vederle e spedirla cliccare qui)

sabato 19 settembre 2009

METALBA..VOGLIAMO CHIAREZZA (dal Gazzettino 19/9)


Per lo stabilimento di Fortogna, inoltre, 13 settimane di cassa integrazione
el giorno in cui viene decisa la cassa integrazione, per 13 settimane da lunedì, il gruppo del Partito democratico in Provincia, nella persona di Renzo Crosato, ha avanzato un'interrogazione legata alla vicenda Metalba: la minoranza intende sollecitare il presidente Gianpaolo Bottacin e il resto della giunta a prendere una decisione in merito al potenziamento e ampliamento dell'azienda che sorge a Fortogna, nel comune di Longarone. Questo ampliamento raddoppierebbe la capacità produttiva dell'impianto: ma i cittadini della zona, preoccupati per la loro salute, hanno manifestato a più riprese il proprio dissenso, creando anche un comitato. «Vogliamo sapere - si legge nell'interrogazione - come intende procedere il Consiglio provinciale, alla luce del fatto che le indagini effettuate evidenziano livelli di inquinamento al suolo che in alcuni casi si avvicinano ai limiti di legge, tanto da richiedere, secondo quanto comunicato dal professor Giuliano Bressa, un ulteriore monitoraggio ambientale più ampio e approfondito. Senza considerare che il Consiglio comunale di Longarone, nella seduta del 25 Luglio 2007, approvava un ordine del giorno in cui esprimeva la propria contrarietà al potenziamento dell'impianto».
A questo proposito, interviene il sindaco longaronese, Roberto Padrin: «Voglio ribadire che siamo dalla parte dei cittadini. Ciò che sta a cuore a questa amministrazione è la tutela del loro benessere. Dopo questa doverosa premessa, posso aggiungere che stiamo lavorando per trovare una soluzione che vada incontro il più possibile alle esigenze di tutti. Anche se non è semplice. A breve, ci sarà un importante confronto tra il Comune di Longarone, la proprietà della Metalba e il comitato dei cittadini di Fortogna».
All'interrogazione risponde, in parte, l'assessore provinciale all'ambiente, Ivano Faoro: «Abbiamo ereditato dalla precedente amministrazione questa vicenda ancora irrisolta. Stiamo cercando di capirne di più, di approfondire l'argomento, sentendo i pareri di tutte le parti coinvolte. Ho ascoltato con attenzione le opinioni del sindaco di Longarone, ma anche degli abitanti di Fortogna. Stiamo definendo le direttive per venire a capo della questione, ma tengo a precisare che non è la Provincia a dover prendere una decisione definitiva, sono le apposite commissioni formate da specialisti ed esperti ad avere l'ultima parola. L'interrogazione presentata dalla minoranza? Saremo ben lieti di rispondere e in maniera approfondita. Ma la questione è complessa e delicata: non può essere liquidata a parole».
..LA VOCE DEL COMITATO PRA' GRAS SI UNISCE A QUELLA DEL COMITATO DI FORTOGNA!!