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venerdì 19 agosto 2011

SCIOVIA SUL MONTE AVENA.. NON C'è UN PIANO ECONOMICO !!!

INTERVENTO DI LUCA FERRARI SULLA QUESTIONE "SCIOVIA SUL MONTE

AVENA"1454 m.s.l.m..Campon d’Avena. Leggo sulla stampa l’appello di due feltrini indignati per il progetto di ampliamento impianti sciistici sul monte Avena. La risposta arriva il giorno seguente da parte degli amministratori: nessuno scempio ambientale, regole rispettate con tutte le autorizzazioni del caso. Il progetto dicono il Sindaco di Fonzaso Gianluigi Furlin e l’assessore provinciale Ivano Faoro, sostenuto dai comuni di Fonzaso, Sovramonte, Pedavena e Feltre con l’appoggio della Comunità Montana Feltrina ed il cospicuo finanziamento della Regione, vuole rilanciare il turismo invernale della zona, collegando gli impianti esistenti e fornendo la pista delle Mazzore di innevamento artificiale nella parte più bassa. Si vuole investire nel territorio, in particolare nella risorsa turistica. Giusto, si potrebbe desumere. Peccato che, lasciata perdere la questione ambientale per quanto importante per molti, si debba esaminare il progetto dal punto di vista economico. Pochi dati. Tutti gli impianti sciistici sulle Alpi sono in perdita. Quota altimetrica neve prevista entro 10 anni per gli impianti sciistici sulle Alpi: oltre i 1500 m. Ne mancano 46 alla cima del Monte Avena. Peccato. Flussi turistici dello sport invernale che negli ultimi anni si sono concentrati presso le stazioni più in voga, con collegamenti tra valli contigue, più spesso nelle ricche province confinanti. Pochi dati appunto. Quindi come consigliere comunale del comune di Fonzaso ho chiesto con specifica interrogazione in consiglio comunale se vi fosse uno studio apposito, un piano economico che sostenesse in maniera decisa l’utilizzo di denaro pubblico per tale investimento. La risposta del Sindaco Furlin è stata chiara: non vi è un piano economico, non vi sono studi sui futuri flussi turistici ma si investe con la speranza che questi flussi vadano aumentando. Nonostante tutte le condizioni avverse sopra citate. A pensar male si fa peccato ma si indovina. Deduco che: si investe denaro pubblico a vantaggio di imprenditori privati, senza un piano economico ed uno studio appropriato. Proprio in questi settimane la speculazione finanziaria sta mettendo in difficoltà il nostro Paese e si critica fortemente il sistema economico basato sul debito senza fine. Giusto. E noi, nella nostra provincia, ci comportiamo allo stesso modo. Soldi investiti senza fare i conti. Proposta: gli amministratori che sostengono il progetto si prendano la responsabilità per i prossimi venti anni della riuscita economica dello stesso in modo da dimostrare coerenza con le scelte prese.

Luca Ferrari consigliere comunale di Fonzaso

SULLA QUSTIONE IL CORRIERE DELLE ALPI HA PUBBLICATO QUESTO ARTICOLO
(per leggerlo cliccare qui)

«Nessuna certezza sull'utilità dello skilift»

De Nato (Wwf) e Ferrari scettici sul cantiere del Monte Avena

Da una parte la questione ambientale, dall'altra quella meramente economica. Continua a far discutere il progetto della nuova sciovia Campon 3 che dovrà collegare gli impianti sciistici delle Buse con quelli del Pian de Lach sul Monte Avena. Alla prima denuncia dei due appassionati di montagna Alessandro Rubetti e Sonia Corso, è seguita la risposta compatta delle istituzioni per voce dei sindaci di Fonzaso, Gianluigi Furlin, e di Arsiè, Ivano Faoro, entrambi in difesa dell'opera. Un sostanziale benestare, a patto di rispettare i dettami della soprintendenza, è arrivato anche dalla sezione di Feltre del Cai. Il progetto suscita attesa e speranza, ma anche perlpessità. Sul versante dei contrari ci sono il vicepresidente regionale del Wwf, Augusto De Nato, e il consigliere comunale di Fonzaso, Luca Ferrari, capogruppo della minoranza. De Nato e Ferrari affrontano, pur partendo da punti diversi, l'iter del progetto e le sue ricadute a livello ambientale ed economico: «Non si può negare», afferma De Nato, «che una sostanziale modifica del luogo ci sarà eccome, e gli attuali equilibri naturali sono sovvertiti. Si potrà ripristinare al meglio dal punto di vista paesaggistico ma dal punto di vista naturale lì, d'ora in avanti, sarà una cosa diversa. Basti pensare che la stessa neve artificiale altera la cotica erbosa dove si deposita. E' vero che il progetto ha avuto il benestare della soprintendenza, ma è anche vero che la soprintendenza, per fare un esempio chiaro, ha dato parere favorevole alla centrale di Porto Tolle che sta in un parco regionale ed è nell'unico delta italiano». De Nato entra nel merito del piano neve della Regione: «Prevede il raddoppio delle aree sciistiche nella provincia di Belluno e magari qualche organo competente ha dato parere favorevole qui, per salvare qualcosa da qualche altra parte, viste le pressioni enormi che esistono in questo settore». Prima di tutto quelli economici, secondo l'esponente del Wwf: «Se non ci fossero investimenti pubblici non rimarrebbe aperto un impianto di risalita non solo nel Bellunese, ma nell'intero arco alpino. E anche nel Monte Avena se non si investono 1,2 milioni di euro, il gioco non vale la candela. Basta guardare i dati Arpav degli ultimi anni e fare un calcolo di quanto rimarrà aperto quell'impianto, e ci renderemo conto che è già in perdita»

domenica 17 luglio 2011

COMPLIMENTI A PONTE NELLE ALPI: IL COMUNE PIU' RECICLONE D'ITALIA


dal blog di Ezio Orzes (cliccare qui per visitarlo)

Per il secondo anno è Ponte nelle Alpi il Comune più Riciclone d’Italia


È Ponte nelle Alpi il comune più Riciclone d’Italia!

Da quando esiste il Premio dei Comuni Ricicloni non era mai successo che un Comune per due anni di seguito fosse proclamato il “migliore Comune d’Italia”

Ponte nelle Alpi infatti come nel 2010 si piazza al 1° posto assoluto al premio dei Comuni Ricicloni 2011, il più ambito concorso della categoria promosso da Legambiente e patrocinato dal ministero dell’Ambiente.

La giuria composta dai rappresentanti dei Consorzi di recupero degli imballaggi da Feder Ambiente dall’Anci ed altri ha scelto tra 1290 comuni italiani in gara non solo in base alla percentuale di raccolta differenziata raggiunta, dato che vede Ponte nelle Alpi svettare su tutti superando l’86,4%, (la modalità di calcolo utilizzata da Legambiente in realtà non tiene conto delle ulteriori possibilità di riciclo post raccolta, elemento che porta Ponte nelle Alpi ad aver riciclato nel 2010 effettivamente il 90.3% ) ma anche attribuendo un indice di buona gestione valutato in 87,76 che valuta l’effettivo recupero dei materiali raccolti, l’efficacia e la qualità del servizio.

Efficienza, un servizio impeccabile e puntuale, un ecocentro gestito con grande accuratezza, costi di gestione contenuti e tariffe che premiano i comportamenti dei cittadini più virtuosi, educazione ambientale nelle scuole, la determinazione di un’assessore e dell’amministrazione e soprattutto la voglia condivisa di fare la cosa migliore per la propria comunità: ecco la ricetta che ha portato Ponte nelle Alpi, stabilmente al vertice nazionale.

Riciclare significa anche contribuire a ridurre le emissioni in atmosfera, la giuria ha calcolato che le emissioni di C02 evitate da ogni cittadino di Ponte nelle Alpi nel 2010 grazie alla raccolta differenziata e al relativo recupero di materiali, è di ben 105.1 Kg. Si può ben dire che a Ponte nelle Alpi ognuno, con piccoli gesti quotidiani, fa la sua parte per rispettare gli obiettivi di Kyoto.

Il premio è stato ritirato a Roma dal Sindaco Roger de Menech, dall’Assessore all’Ambiente Ezio Orzes e dal direttore della Ponte Servizi srl Stefano Triches, società del comune che gestisce il servizio. Sul palco anche tre operatori del servizio:Bortot Stefano, Prest Giuseppe e Rutigliano Giuseppe a sottolineare il lavoro corale che ha caratterizzato l’esperienza pontalpina.

L’eccellente risultato, riempie di orgoglio l’amministrazione comunale, il personale della Ponte Servizi srl che vede premiato il lavoro, l’impegno e l’entusiasmo dedicato all’ottima gestione del servizio e soprattutto i cittadini di Ponte nelle Alpi veri protagonisti di questa rivoluzione culturale guardata con ammirazione dall’Italia intera.

Brava Ponte nelle Alpi!

e bravi coloro che hanno gestito al meglio questo servizio: SPERIAMO CHE ANCHE LA NOSTRA COMUNITA' MONTANA SI ISPIRI A QUESTO BEL ESEMPIO!!!

domenica 26 giugno 2011

VICINI AI NO TAV !!


..AL PRESIDIO NO TAV DI CHIAMONE SI ASPETTA L'AZIONE DI FORZA ANNUNCIATA DAL GOVERNO..(vedi info)

ECCO L'APPELLO DI 15 INTELLETTUALI ITALIANI.. CHE SOTTOSCRIVIAMO APPIENO...


Tav, appello di 15 intellettuali
"Politica e istituzioni: fermatevi"

Ecco l'appello che invita a evitare l'intervento della polizia in val Susa. Tra i firmatari don Ciotti, padre Zanotelli, Carlo Petrini, Valentino Parlato, Maurizio Landini, Marcello Cini, Giovanni Palombarini

I referendum del 12 e 13 giugno hanno cambiato lo scenario politico ponendo al centro dell’attenzione pubblica i beni comuni e il bene comune. Di fronte a noi – ai milioni di donne e uomini che hanno contribuito al successo referendario – sta ora l’obiettivo di costruire una agenda politica in grado di mettere in campo un nuovo progetto di società, di sviluppo e di partecipazione democratica.
Di questa prospettiva c’è oggi un banco di prova non eludibile: lo scontro tra istituzioni e popolazione locale sull’inizio dei lavori di costruzione, in Val Susa, di un cunicolo esplorativo in funzione preparatoria del tunnel di 54 km per la progettata linea ferroviaria ad alta capacità Torino-Lione. Per superare la situazione di stallo determinata da tale scontro si prospetta un intervento di polizia (o addirittura militare) che rimuova le resistenze in atto. Sarebbe una soluzione sbagliata e controproducente.
Ci possono essere opinioni diverse sulla necessità di potenziare il trasporto ferroviario nell’area e sulle relative modalità ma una cosa è certa. La costruzione della linea ad alta capacità Torino-Lione (e delle opere ad essa funzionali) non è una questione (solo) locale e l’opposizione delle popolazioni interessate non è un semplice problema di ordine pubblico. Si tratta, al contrario, di questioni fondamentali che riguardano il nostro modello di sviluppo e la partecipazione democratica ai processi decisionali.
Per questo, unendoci ai diversi appelli che si moltiplicano nel Paese, chiediamo alla politica e alle istituzioni un gesto di razionalità: si sospenda l’inizio dei lavori e si apra un ampio confronto nazionale (sino ad oggi eluso) su opportunità, praticabilità e costi dell’opera e sulle eventuali alternative. In un momento di grave crisi economica e di rinnovata attenzione ai beni comuni riesaminare senza preconcetti decisioni assunte venti anni fa è segno non di debolezza ma di responsabilità e di intelligenza politica.

26 giugno 2011


Paolo Beni, Marcello Cini, Luigi Ciotti, Beppe Giulietti, Maurizio Landini, Alberto Lucarelli, Ugo Mattei, Luca Mercalli, Giovanni Palombarini, Valentino Parlato, Livio Pepino, Carlo Petrini, Rita Sanlorenzo, Giuseppe Sergi, Alex Zanotelli

mercoledì 25 maggio 2011

UN TOCCANTE SCRITTO - APPELLO DAL POPOLO "NO TAV"


...ovvero dalle stelle alle stalle,

così è quello che viene da pensare a chi vive il presidio quotidianamente e poi raffronta il tutto leggendo i giornali.

Oggi, al terzo giorno di presidio permanente alla Maddalena, il clima è dei migliori, tanta gente che passa, socialità, pranzi condivisi e consapevolezza che da qui non ce ne andremo fintantoché non ritirano questo maledetto progetto di devastazione. Sui giornali e in Tv invece la notizia è la sassaiola contro operai, macchine in transito e polizia, sui quotidiani di domani sappiamo già che gli articoli saranno su 15 denunciati per non aver fatto entrare i carabinieri alla Maddalena e che il movimento no tav è in mano ad “anarco insurrezionalisti e centri sociali”. E’ dal 2005 che lo ripetono. Per politicanti e giornalisti al loro seguito non è accettabile che gli abitanti di una tranquilla vallata alpina si possono ribellare, devono essere per forza manovrati e trascinati dai “professionisti della violenza”.

E invece no, siamo proprio noi, gli abitanti di questa valle che barrichiamo la Maddalena, che impediamo di aprire il cantiere, che resistiamo notte e giorno al presidio. Certo, nei momenti importanti arrivano anche persone da fuori Valle, e questo ci fa enormemente piacere, perché vediamo che le nostre ragioni vengono capite anche al di fuori di questo territorio, ma alla fine mettetevi in testa che siamo noi “indigeni” che da 20 anni lottiamo contro questo dannato progetto sacrificando notti, ore rubate ai nostri cari, al lavoro… siamo noi i più arrabbiati perché questa è la nostra terra e il nostro futuro e nessuno può rubarcelo.

Alla Maddalena questi 20 anni può essere che ce li giochiamo in una settimana, pertanto come a Venaus, non faremo sconti a nessuno, alla Maddalena non un castagno dovrà essere toccato!

Comitato no tav spinta dal bass – spazio sociale libertario Takuma

lunedì 9 maggio 2011

GRANDE VITTORIA DEL COMITATO PRIMAVERA di MARCON (TV)

EVVIVA

sono 10 anni che noi del Comitato Primavera chiediamo che chiuda o che venga trasferito questo stabilimento troppo vicino alle case.

Soddisfazione da parte dei componenti del COMITATO PRIMAVERA di Maser dopo aver appreso che il TAR del Veneto ha accolto il ricorso presentato il 14 maggio del 2010 annullando di fatto la delibera Regionale che autorizzava l’ampliamento dello stabilimento (che lavora rifiuti anche tossico nocivi a Maser) della MARCON SRL.

E’ la presidente del Comitato Zoggia Lorena ad intervenire:

“Noi del Comitato Primavera sono 10 anni che lottiamo affinché non venga concesso questo ampliamento; chiediamo con forza il rispetto del nostro diritto di godere delle nostre abitazioni, di vivere in un ambiente sano e di non subire disagi connessi all’attività di trattamento rifiuti che si svolge vicino alle nostre case. Da sempre noi sosteniamo che questa attività deve essere trasferita in un altro sito.

In questi dieci anni noi del “Comitato Primavera” abbiamo sostenuto una battaglia che ci ha visto più volte andare in Municipio a protestare e a denunciare i continui problemi che questa attività ha creato, questa attività è troppo vicina alle case, (in quella zona vivono circa 300).

Tutto era iniziato circa 9 anni fa, voluto anche dall’allora amministrazione comunale di Maser (che per sistemare una critica situazione igienico sanitaria) sosteneva che l’unica soluzione fosse quella di concedere l’ampliamento (ma non dell’attività). Noi del Comitato Primavera riteniamo singolare che, per sistemare una situazione critica, si sia scelto di concedere un ampliamento; avremmo ritenuto più opportuno non agevolare l’ampliamento dello stabilimento si dovevano, piuttosto, cercare soluzioni per ridurre l’impatto dell’attività nell’area circostante l’azienda.

I cittadini di Maser si sono allora riuniti in un comitato e nel mese di giugno del 2009 è stata depositata una relazione (evidenziando una serie lunghissima di criticità) nella quale venivano ben esplicitati anche i rischi IDRAULICO, SISMICO, CHIMICO relativi all’area, rischi che non erano stati adeguatamente valutati nel progetto presentato.

Ora grazie al lavoro fatto, in questi anni, dal Comitato Primavera abbiamo raggiunto l’obiettivo.

Non dovevamo arrivare a questo punto: è chiaro che ci dovevamo fermare prima, i segnali erano chiari: non si doveva permettere l’ampliamento di questa attività pericolosa in un’area che, al di là delle definizioni tecniche, rimane un’area impropria.

E non dica l’imprenditore che non sapeva e che ha buttato tanti denari:

Il Comitato ha sempre dichiarato che avrebbe fatto ricorso e che si sarebbe opposto; inoltre nel mese di novembre 2009 sono state consegnate al Sindaco 750 firme di cittadini per chiedere di impugnare al TAR del Veneto l’eventuale parere favorevole della Commissione VIA (rispettando così gli impegni presi in campagna elettorale):fare scelte che privilegiano la salute dei cittadini agli interessi, pur legittimi, di un imprenditore; di tutelare la salute dei cittadini insieme alla salvaguardia del territorio”.

“Siamo oggi molto felici del risultato ottenuto anche se spesso noi cittadini siamo soli a combattere queste battaglie per la vita e la salvaguardia dell’ambiente in cui viviamo.

Un grazie particolare quindi ai molti cittadini, ai tecnici, e alle associazioni che in questi anni ci hanno dato una mano.”

Ora è fondamentale la collaborazione dei vari enti interessati per aprire, al più presto, un tavolo di confronto con l’imprenditore così da trovare alternative e siti idonei dove poter dislocare questo tipo di attività, quella zona non potrà mai sopportare una attività così pericolosa.

sabato 30 aprile 2011

VERSO I REFERENDUM DI GIUGNO

Uniti per i referendum
La situazione è drammaticamente chiara: hanno paura del voto e stanno tentando di truccare le carte per sottrarsi al giudizio diretto degli elettori. Sanno che perderanno su tutti i quesiti, acqua, nucleare, legittimo impedimento; non se lo possono evidentemente permettere ed hanno deciso di boicottare il voto, oscurando i referendum, censurando l'informazione, impedendo l'election day per ostacolare il raggiungimento del quorum. Ma non è bastato, la mobilitazione dal basso è continuata a crescere ed ora ricorrono all'inganno tentando di approvare subdoli provvedimenti legislativi dell'ultima ora utili solo a depistare i cittadini e ad aggiungere confusione alla voluta disinformazione.
Sviliscono il parlamento, negano il confronto, occupano i media perchè hanno paura che i cittadini siano liberi di decidere e facciano valere le proprie scelte.
Vogliono fuggire dai rischi della democrazia.
Ci vogliono divisi ci troveranno uniti, ci vogliono distratti ci troveranno preparati, ci pensano già al mare il 12/13 giugno ci troveranno nei seggi: per l'acqua pubblica, contro il nucleare, per salvare la democrazia.
INTERESSANTE SERATA A PONTE nelle ALPI..
"Abbiamo fermato il nucleare?" Ponte nelle Alpi 4 maggio 2011 ore 20,30 teatro " Pierobon"
Massimo Scalia insegna Fisica Ambientale all'università La Sapienza di Roma. Esponente storico del movimento ambientalista e antinucleare italiano, è stato deputato dall'87 al 2001, e presidente della Commissione Ecomafie. Attualmente è presidente del Comitato tecnico-scientifico per il Piano energetico della Regione Lazio

INIZIATIVA A BELLUNO IN DIFESA DEI REFERENDUM....

"Uniti per i Referendum" trasforma la fontana di Belluno in un grande simbolo nucleare

Belluno - Acqua è vita il nucleare è morte!

Happening in difesa dei referendum

per i dettagli dell'iniziativa cliccare qui

martedì 26 aprile 2011

VI ASPETTIAMO GIOVEDì per PARLARE


INVITO A TUTTI I FELTRINI!!!!

ci troviamo GIOVEDì 28 APRILE dalle ore 20.30 in poi
PRESSO LA SEDE WWF (sopra il centro giovani) a FARRA dI FELTRE (via Dolci)

per organizzare una serie di iniziative finalizzate al promuovere, al far conoscere
all'informare sui referendum che si terranno io 12-13 giugno !!

VI ASPETTIAMO NUMEROSI!!
!

di seguito una riflessione di S. Rodotà presa dal blog di E. orzes

I cittadini calpestati
riporto questo importante articolo di STEFANO RODOTÀ.

Stefano Rodotà

Ogni giorno ha la sua pena istituzionale. Davvero preoccupante è l’ultima trovata del governo: la fuga dai referendum. Mercoledì si è voluto cancellare quello sul nucleare.

Ora si vuole fare lo stesso con i due quesiti che riguardano la privatizzazione dell’acqua. Le torsioni dell’ordinamento giuridico non finiscono mai, ed hanno sempre la stessa origine. È del tutto evidente la finalità strumentale dell’emendamento approvato dal Senato con il quale si vuole far cadere il referendum sul nucleare. Timoroso dell’”effetto Fukushima”, che avrebbe indotto al voto un numero di cittadini sufficiente per raggiungere il quorum, il governo ha fatto approvare una modifica legi-slativa per azzerare quel referendum nella speranza che a questo punto non vi sarebbe stato il quorum per il temutissimo referendum sul legittimo impedimento e per gli scomodi referendum sull’acqua. Una volta di più si è usata disinvoltamente la legge per mettere il presidente del Consiglio al riparo dai rischi della democrazia.

Una ennesima contraddizione, un segno ulteriore dell’irrompere continuo della logica ad personam. L’uomo che ogni giorno invoca l’investitura popolare, come fonte di una sua indiscutibile legittima-zione, fugge di fronte ad un voto dei cittadini.

Ma, fatta questa mossa, evidentemente gli strateghi della decostituzionalizzazione permanente de-vono essersi resi conto che i referendum sull’acqua hanno una autonoma e forte capacità di mobili-tazione. Fanno appello a un dato di vita materiale, individuano bisogni, evocano il grande tema dei beni comuni, hanno già avuto un consenso senza precedenti nella storia della Repubblica, visto che quelle due richieste di referendum sono state firmate da 2 milioni di cittadini, senza alcun sostegno di grandi organizzazioni, senza visibilità nel sistema dei media. Pur in assenza del referendum sul nucleare, si devono esser detti i solerti curatori del benessere del presidente del Consiglio, rimane il rischio che il tema dell’acqua porti comunque i cittadini alle urne, renda possibile il raggiungimento del quorum e, quindi, trascini al successo anche il referendum sul legittimo impedimento. Per correre questo rischio? Via, allora, al bis dell’abrogazione, anche se così si fa sempre più sfacciata la ma-nipolazione di un istituto chiave della nostra democrazia.

Caduti i referendum sul nucleare e sull’acqua, con le loro immediate visibili motivazioni, e ridotta la consultazione solo a quello sul legittimo impedimento, si spera che diminuisca la spinta al voto e Berlusconi sia salvo.

Quest’ultimo espediente ci dice quale prezzo si stia pagando per la salvezza di una persona. Travolto in più di un caso il fondamentale principio di eguaglianza, ora si vogliono espropriare i cittadini di un essenziale strumento di controllo, della loro funzione di “legislatore negativo”.

L’aggressione alle istituzioni prosegue inarrestabile. Ridotto il Parlamento a ruolo di passacarte dei provvedimenti del governo, sotto tiro il Presidente della Repubblica, vilipesa la Corte costituzionale, ora è il turno del referendum. Forse la traballante maggioranza ha un timore e una motivazione che va oltre la stessa obbligata difesa di Berlusconi. Può darsi che qualcuno abbia memoria del 1974, di quel voto sul referendum sul divorzio che mise in discussione equilibri politici che sembravano solidissimi. E allora la maggioranza vuole blindarsi contro questo ulteriore rischio, contro la possibilità che i cittadini, prendendo direttamente la parola, sconfessino il governo e accelerino la dissoluzione della maggioranza.

È resistibile questa strategia? In attesa di conoscere i dettagli tecnici riguardanti i quesiti referendari sull’acqua è bene tornare per un momento sull’emendamento con il quale si è voluto cancellare il re-ferendum sul nucleare. Questo è congegnato nel modo seguente: le parti dell’emendamento che pre-vedono l’abrogazione delle norme oggetto del quesito referendario, sono incastonate tra due commi con i quali il governo si riserva di tornare sulla questione, una volta acquisite “nuove evidenze scientifiche mediante il supporto dell’agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicu-rezza, tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea”. E lo farà entro dodici mesi adottando una “Strategia energetica nazionale”, per la quale furbescamente non si nomina, ma neppure si esclude, il ricorso al nucleare. Si è giustamente ricordato che, fin dal 1978, la Corte costituzionale ha detto con chiarezza che, modificando le norme sottoposte a referendum, al Parlamento non è permesso di frustrare “gli intendimenti dei promotori e dei sottoscrittori delle richieste di referendum” e che il referendum non si tiene solo se sono stati del tutto abbandonati “i principi ispiratori della complessiva disciplina preesistente”. Si può ra-gionevolmente dubitare che, vista la formulazione dell’emendamento sul nucleare, questo sia avve-nuto. E questo precedente induce ad essere sospettosi sulla soluzione che sarà adottata per l’acqua. Di questo dovrà occuparsi l’ufficio centrale del referendum che, qualora accerti quella che sembra essere una vera frode del legislatore, trasferirà il referendum sulle nuove norme. La partita, dunque, non è chiusa.

Da questa vicenda può essere tratta una non indifferente morale politica. Alcuni esponenti dell’op-posizione avrebbero dovuto manifestare maggiore sobrietà in occasione dell’approvazione dell’e-mendamento sul nucleare, senza abbandonarsi a grida di vittoria che assomigliano assai a un respiro di sollievo per essere stati liberati dall’obbligo di parlar chiaro su un tema così impegnativo e davvero determinante per il futuro dell’umanità.
Dubito che questa sarebbe la reazione dei promotori del referendum sull’acqua qualora si seguisse la stessa strada. Ma proprio l’aggressione al referendum e ai diritti dei cittadini promotori e votanti, la spregiudicata manipolazione degli istituti costituzionali fanno nascere per l’opposizione un vero e proprio obbligo. Agire attivamente, mobilitarsi perché il quorum sia raggiunto, si voti su uno, due, tre o quattro quesiti. Si tratta di difendere il diritto dei cittadini a far sentire la loro voce, quale che sia l’opinione di ciascuno. Altrimenti, dovremo malinconicamente registrare l’ennesimo scarto tra parole e comportamenti, che certo non ha giovato alla credibilità delle istituzioni.

(da la Repubblica del 22 aprile 2011)

lunedì 18 aprile 2011

Ponte nelle Alpi Raccolta differenziata al 90,3%

UN OTTIMA NOTIZIA CHE ABBIAMO RIPRESO DAL BLOG DI EZIO ORZES...

A distanza di tre anni dalla partenza del nuovo servizio di raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta, il Comune di Ponte nelle Alpi si attesta su una percentuale di differenziazione (media 2010) dell’88,04%.

Si è passati da una percentuale di raccolta differenziata del 22,4% del 2006 (il 2007 è stato un anno di transizione, poiché il nuovo servizio è partito in maniera scalare sul territorio dal 16 ottobre 2007) all’81,6% del 2008, all’85,01% del 2009, fino ad arrivare all’ 88.04% nel 2010.

Il dato ancora più significativo però, è la riduzione della produzione di rifiuto secco indifferenziato: nel 2006 abbiamo portato in discarica 2938,24 tonnellate di rifiuto secco indifferenziato, nel 2010 solo 248 tonnellate: una riduzione pari all’ 91,56%%.

Ponte nelle Alpi raccolta  carta

Ponte nelle Alpi raccolta carta

Nel 2006 ogni cittadino del nostro comune produceva 348 Kg di rifiuto secco indifferenziato, nel 2010 ne ha prodotto in media 29,04 Kg.
Numeri ancora più significativi, se si pensa che la percentuale di raccolta differenziata è calcolata in peso sul totale raccolto, escludendo quindi tutta la componente organica, come scarti di cucina, autosmaltita a domicilio con il compostaggio domestico, praticato a Ponte nelle Alpi, da 1939 utenze domestiche (51% circa delle utenze complessive).

Considerando anche questa frazione di rifiuto, secondo il metodo utilizzato da Arpa Veneto, a Ponte nelle Alpi si raggiunge l’incredibile risultato del 90,32% di raccolta differenziata.

Quanto costa tutto questo? Meno! Siamo passati dai € 950000 del 2007 agli € 810.00 del 2009 e del 2010: una diminuzione del 14,7% in tre anni!

I cittadini di Ponte nelle Alpi, che bella gente!

mercoledì 6 aprile 2011

UN INTERESSANTE INTERVENTO DELLA DOTTORESSA PATRIZIA GENTILINI


IL PICCO DELLA SALUTE – Dott.ssa Patrizia Gentilini
(Medico Oncologo ed Ematologo, Presidente ISDE Forlì)

Una delle più frequenti obiezioni che viene mossa a noi medici “allarmisti” è che, in barba ai rischi

ambientali, la speranza di vita – almeno nei paesi occidentali – non solo è cresciuta, ma sta ulteriormente aumentando. Sembrerebbe quindi che i veleni ( metalli pesanti , agenti cancerogeni, diossine, particolato ultrafine, pesticidi, radiazioni…) per i quali tanto ci agitiamo, non fossero poi così pericolosi nè in grado di danneggiarci più di tanto.Forse, ancora una volta, siamo invece proprio noi ad avere ragione: andate sul sito della Commissione Europea per la Salute ) e scegliete, come indicatore, l’aspettativa di vita alla nascita (Life expectancy at birth) e l’aspettativa di salute alla nascita (Health life years at birth), cliccate in corrispondenza di “Italia” ed i grafici che visualizzerete vi stupiranno non poco! E’ chiaro per tutti che nel nostro paese, a partire dal 2003 vi è un crollo dell’aspettativa di vita in salute, crollo che è ancora più repentino nelle donne che non nei maschi: la vita continua ad allungarsi ma la vita in salute si accorcia drasticamente come, tra l’altro, non aveva mai fatto prima. Cosa sta succedendo? E’ evidente che la nostra salute sta rapidamente deteriorandosi per l’aumentare di patologie cronico-degenerative fra cui, in primo luogo il cancro che, purtroppo, colpisce non solo gli anziani, ma sempre più spesso giovani e bambini. Il crollo della speranza di vita in salute è, del resto perfettamente coerente con l’aumento del 60%, nel consumo di farmaci di classe A nel nostro paese dal 2000 al 2009, dovrebbe suscitare estrema attenzione non solo fra cittadini e addetti ai lavori, ma ai più alti livelli istituzionali se non altro per i costi economici ed assistenziali che tutto ciò comporta. E’ questo crollo della speranza di vita in salute che il Prof Ugo Bardi, ha definito, analogamente al picco del petrolio, il “picco della salute”.

Le riflessioni che tutto ciò , in qualità di medico oncologo mi suscita sono tante, ma la prima è che mi sembra davvero paradossale che non ci si interroghi adeguatamente sulle cause di questo fenomeno, quasi che noi medici (ed in particolare noi oncologi che pure abbiamo sviluppato tanta sensibilità nei confronti della qualità della vita dei nostri pazienti), abbiamo di fatto dimenticato che la miglior qualità di vita si gode semplicemente quando non si ha bisogno di noi, nè delle nostre cure, esami o farmaci anche se sempre più “intelligenti”….

In questo periodo poi in cui da ogni dove siamo bersagliati da richieste di fondi per la ricerca sul cancro, vorrei fare a tutti una domanda: pensiamo davvero che sia questa la strada da battere per vincere questa malattia o non sarà che così facendo puntiamo a cronicizzare il cancro, ma non a debellarlo?

Il Presidente Nixon firmò nel 1971 il National Cancer Act, un solenne atto con cui dichiarava di voler sconfiggere il cancro, e Gaylord Nelson fu l’unico membro del Senato a votare contro, quando gli fu chiesto ragione di ciò disse: ”semplicemente non riuscivo a vedere quale era la logica; pensavo che stessimo promettendo alla gente cose che non saremmo mai stati in grado di mantenere”. Oggi, nel 2011, dopo 40 anni a chi dobbiamo dare ragione?

In U.S.A fino al 2005 sono stati investiti oltre 50 miliardi di dollari nella guerra contro il cancro, ma è sotto gli occhi di tutti che, se da un lato diminuisce l’incidenza di alcuni tipi di tumore (specie quelli correlati al tabagismo, abitudine fortunatamente in diminuzione specie nei maschi), dall’altro ci si ammala sempre di più per tumori alla prostata, testicolo, mammella, tiroide, linfomi, melanoma, pancreas, fegato… e soprattutto si ammalano sempre più giovani e giovanissimi.

Proprio in questi giorni è comparso sui giornali di Brescia che in quella città vi sono state in un solo anno ben 60 nuove diagnosi di cancro fra bambini ed adolescenti, con un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente: chi non si preoccuperebbe davanti a tali numeri? Certo, per alcuni tipi di tumore, anche in stadi avanzati, qualche miglioramento della sopravvivenza è stato raggiunto: ma a che prezzo, sia in termini di effetti collaterali che economici? Un articolo recente ha valutato che a New York negli anni ’90 si poteva prolungare di 11,5 mesi la vita di un paziente affetto da tumore al costo di 500 $, nel 2004, per lo stesso tipo di cancro e nel medesimo stadio, erano disponibili cure in grado di prolungare la vita di 22,5 mesi al costo di 250.000 $. Il ricercatore R.W Clapp che riporta questi dati si spinge oltre ed afferma: ”C’è uno straordinario profitto dell’industria farmaceutica in generale e la chemioterapia attualmente in uso o all’orizzonte è uno dei campi più promettenti….[...] La “target therapy” ( terapia mirata o intellligente n.d.r.)

come descritta da Hanahan e Weinberg è il Santo Graal delle multinazionali del farmaco e ci si aspetta che il numero di persone affetta da cancro in U.S.A raddoppierà nelle due prossime decadi”.

Davvero possiamo onestamente pensare di poter sostenere questi costi e, soprattutto, che così facendo si apra un reale spiraglio nella guerra contro il cancro? Siamo in tanti fra “addetti” e “non addetti” ai lavori a ritenere che questo approccio sia perdente e vorremmo che si invertisse al più presto la rotta, o che per lo meno la ricerca di efficaci terapie fosse accompagnata da pari investimenti per la rimozione delle cause del cancro: in U.S.A. il National Cancer Institute investe meno del 3% per la reale prevenzione della malattia e l’America Cancer Society addirittura meno dello 0.1 %…Qualcuno può onestamente ritenere che nel nostro paese siamo messi meglio?

E’ davvero sensato puntare tutta l’attenzione sulla ricerca di nuovi farmaci, senza di fatto mai puntare l’attenzione sulle cause di queste malattie, evitando fra l’altro di fornire ai cittadini informazioni scientificamente corrette, chiare, complete e dettagliate sui tanti agenti cancerogeni presenti nel nostro habitat? E’ ora di passare dalle parole alle azioni: guardiamoci intorno, chiediamoci che ruolo hanno pesticidi, diossine, nichel, cadmio, cromo, piombo, mercurio, benzene, PCB, IPA … e gli altri numerosissimi veleni presenti ormai stabilmente non solo in aria, acqua, cibo, ma nel nostro stesso corpo e perfino nel latte materno.E’ ora di intraprendere azioni decise per ridurre la presenza di tali sostanze nell’ambiente, evitando ad esempio, di bruciare rifiuti o di inzuppare le nostre terre di pesticidi. Non sto inventando nulla di nuovo: nella lettera al

Presidente Obama del 10 Aprile 2010 che accompagna il Report commissionato dal governo americano ad un Panel di Oncologi ”Reducing Environmental Cancer Risk, what we can do now”” troviamo scritte queste parole: ”il popolo americano, ancor prima di nascere, è bombardato continuamente da una miriade di combinazioni di esposizioni tossiche. Il Panel La esorta [ Presidente Obama] ad esercitare con forza tutto il potere della Sua carica per rimuovere le sostanze cancerogene e gli altri agenti tossici dal nostro cibo, dall’acqua e dall’aria, perché tutto ciò aumenta a dismisura i costi per la sanità, danneggia la produttività della nostra Nazione e devasta la vita degli Americani”

Non mi sembrano cose difficili da capire; di certo, senza tema di smentita, posso affermare che il cancro da cui certamente -nel 100% dei casi -si guarisce è quello di cui NON ci si ammala! Riscopriamo quindi la Prevenzione Primaria, investiamo risorse per ridurre l’esposizione delle popolazioni agli agenti inquinanti e difendiamo una informazione rigorosa, indipendente, scientificamente corretta sui rischi ambientali, solo così potremo sperare di invertire la rotta, risalire la china, riconquistare la salute soprattutto quella dei nostri bambini

giovedì 24 marzo 2011

MOSTRA SEMENTI ANTICHE (e non solo) a Fonzaso


Una giornata per condividere idee, proposte, saperi, esperienze.. per stimolare un agricoltura sana, basata su tecniche di coltivazione naturale/biologica, su biodiversità, auto produzioni.. su un rapporto di fiducia e conoscenza reciproca tra chi produce e chi acquista.. rispettosa di territorio salute e paesaggio..

Una giornata che si svolgerà domenica 3 aprile a Fonzaso (BL) che abbiamo intitolato:

“CHI SEMINA RACCOGLIE

Saranno infatti le sementi le grandi protagoniste di questo spazio condiviso Oltre ad alcune “mostre di sementi antiche” (la nostra e quella di altri gruppi e associazioni venete) daremo vita all’ antica pratica dello “scambio di sementi antiche” Sia per stimolare l’autoproduzione e per evitare che alcune varietà si estinguano, ma anche e soprattutto per dire NO a ogni forma di brevetto sui semi

Altro momento importante quello della visita all’antico eremo di “San Micel” Un percorso facile tra cenni storici, riconoscimento di erbee spontanee e la possibilità di capire l’importanza del legame tra agricoltura, paesaggio, turismo, tutela del territorio e produzioni tipiche e sane Ovviamente l’escursione è gratuita e aperta a tutte e tutti

Presenteremo anche alcuni progetti che riteniamo molto interessanti In primis quello che ha l‘ ambizione di far conoscere e promuovere uno dei prodotti tipici della nostra zona..

il fagiolo “Bonel” di Fonzaso

Ma parleremo anche di “Gruppi di Acqusito Solidale” e di “agricoltura relazionale” Un agricoltura basata su tecniche di coltivazione naturali/biologiche, rispettosa di biodiversità, territorio, paesaggio e salute In cui ha un ruolo fondamentale la conoscenza reciproca tra chi produce e chi acquista Un conoscersi che consente di far luce su formazione del prezzo e metodologie di coltivazione

Non mancheranno assaggi e momenti di convivialità e condivisione

Crediamo molto in giornate come questa di Fonzaso, molto concrete, semplici, dirette

Anche per prendere consapevolezza che viviamo in un territorio molto bello, ma anche molto fragile, ricco di biodiversità e al contempo minacciato da un agricoltura intensiva, industriale, intrisa di pesticidi, fitofarmaci.. veleni

Crediamo sia molto importante creare spazi e momenti in cui prender atto, testimoniare, denunciare situazioni, pericoli e opportunità.. per consentire a questa nostra terra.. a ogni terra..di esprimere appieno le sue tipicità e potenzialità

Vi aspettiamo!!!

Gruppo coltivare condividendo GASDOTTO

www.coltivarcondividendo.blogspot.com coordinamento Gruppi di Acquisto Solidale prov di BL

CHI SEMINA RACCOGLIE

Giornata dedicata a:

MOSTRA e SCAMBIO SEMENTI ANTICHE

Presentazione dei progetti:

“Agricoltura Relazionale”- “Gruppi di Acquisto Solidale”

e soprattutto:

FAGIOLO BONEL di FONZASO

CAMMINATA CON VISITA A “SAN MICEL

tra storia, paesaggio e riconoscimento erbe spontanee (partenze previste per le ore 10 e 15)

Vi aspettiamo a FONZASO (BL)

Presso Casel “SAN FILIPPO” (nei pressi del Municipio)

Domenica 3 aprile 2011

Con inizio alle ore 10.00

Per informazioni e prenotazioni (per escursioni)

www.coltivarcondividendo.blogspot.com

3336889954 (tiziano)

sabato 12 marzo 2011

riceviamo e pubblichiamo.. UNO SCRITTO CHE FA RIFLETTERE...

Ci sono i buoni e i cattivi. Sempre.

Ci sono comitati e comitati, come c’è (ci dovrebbe essere) politica e politica.

Ci sono quelli che ritengono che spostare rifiuti bruciati di 50 metri e chiamarla bonifica sia una pagliacciata e chi ritiene che sia sensato. Ci sono quelli che sono tranquilli perché tutto è a norma e chi ritiene che le norme siano illegittime e contrarie all’essenza del diritto. Ci sono quelli che da tre anni stanno lanciando l’allarme e quelli che definiscono “allarmisti” chi lancia l’allarme. C’è chi si espone e chi si fa pubblicità.

Allora andiamo oltre e chiariamo meglio queste differenze.

Ci sono quelli che stanno sacrificando tempo e salute in una vana opposizione ad un sistema che nasconde veleni e pianta tumori e poi ci sono quelli che stanno investendo il loro tempo in un progetto di crescita politica ed economica personale.

Ci sono quelli che non ritengono quantificabile la salute e la vita di un territorio e quelli che stanno cercando di sedersi al banchetto delle compensazioni.

Ci sono quelli che perdono sonno e soldi per mettere insieme uomini e mezzi e poi ci sono mezzi uomini .

Ci sono i buoni e i cattivi. Sempre.

Ci sono comitati e comitati, come c’è (dovrebbe esserci) politica e politica.

Come distinguere i buoni dai cattivi? I buoni, quando perdono, piangono, perché hanno sempre da perdere qualcosa, quello in cui credono, quello che hanno a cuore, quello per cui si battono.

I cattivi, invece, non perdono mai.

sabato 5 marzo 2011

I VERTICI DEL GSP VANNO AZZERATI (comitato Acqua Bene Comune)


dal Corriere delle Alpi on line
BELLUNO. Tutti giù dalle poltrone i vertici di Bim Gsp, Ato compreso: il «buco» milionario nel bilancio della gestione idrica provinciale ha spinto in piazza il Comitato Acqua bene comune, che ha dato vita a una conferenza stampa pubblica sotto la prefettura. Scelto un luogo simbolo per bandiere e striscioni, la fontana di piazza Duomo, davanti alla quale Valter Bonan e altre persone, tra amministratori e consiglieri comunali e provinciali, hanno chiesto l'«azzeramento» dei vertici delle società coinvolte in una gestione definita «fallimentare»: «E ora vogliono far pagare i loro errori ai cittadini, aumentando le tariffe del 5%». «E' indecoroso il balletto di responsabilità al quale assistiamo», ha esordito Bonan. «Tutti sono responsabili di questa esposizione finanziaria rilevantissima, ma a quanto pare non ci sono padri: va azzerato ciò che è stato inefficace e inefficiente, chi non ha saputo gestire un indebitamento di queste proporzioni deve dimettersi. Si pensi che, a fronte di questa esposizione, è stato realizzato il 25% degli obiettivi del piano di ambito. E' l'indice percentuale di realizzazione più basso nel Veneto». In poche parole, gli acquedotti sono per la maggior parte dei colabrodo. Acqua bene comune ha deciso anche di organizzare un sit-in per sabato prossimo, sotto la sede del Bim, per protestare contro questa situazione. Ieri, nel frattempo, il comitato è stato ricevuto dal prefetto al quale è stata sottoposta anche la «questione Maroni». Il ministro ha fissato i referendum per il 12 giugno, non lo stesso giorno delle amministrative: «Ha paura del voto o delle firme raccolte»? Ma è la questione «falla» a scatenare le critiche contro amministratori pubblici e dirigenti delle società del servizio idrico integrato. Con Bonan anche sindacalisti e i consiglieri provinciali Irma Visalli e Claudia Bettiol: «Ho letto le ultime dichiarazioni del presidente Bottacin», ha detto Bettiol, «dice di voler aumentare le tariffe idriche del 5% anche per un periodo di 31 anni: ma si rende conto di quel che dice? Un rincaro significa scaricare senza pudore sui cittadini il buco di gestione di Gsp. Non
hanno mai amministrato e oggi che i finanziamenti bancari non ci sono più, dicono ai cittadini di pagare. E parlo di un buco fatto per sostenere campagne elettorali, perchè conosciamo tutti le elargizioni fatte». «Il Bim è diventato una costellazione di potere e il settore pubblico deve fare il suo lavoro di controllo», ha chiuso Visalli. «Cosa mai avvenuta». La protesta va avanti anche con la costituzione di un comitato di enti locali per il sostegno ai due sì nei referendum. (cri.co.)

mercoledì 23 febbraio 2011

QUESTIONE GSP - ACQUA- COMUNICATO DEL COMITATO ACQUA BENE COMUNE

Comitato bellunese Acqua Bene Comune: Non ci basta dire: avevamo ragione. Ora le dimissioni dei vertici Bim Gsp e le modifiche legislative sulla gestione dei beni comuni e le tariffe

Quando in tempi non sospetti abbiamo denunciato le decine di milioni di esposizione finanziaria del Bim GSP, le carenze di trasparenza decisionale e di controlli, l’insostenibilità delle norme tariffarie e le perverse sovrapposizioni di ruolo degli amministratori di queste società, costoro hanno avuto la spregiudicatezza di ribattere che tutto funzionava bene, che le nostre denunce erano ingiustificate e che caso mai erano le nostre iniziative referendarie a creare difficoltà al Bim presso le banche e a produrre inutili allarmismi presso i cittadini. Ora di fronte all’oggettiva e non più occultabile emergenza economica di Bim Gsp, pur a fronte di una ridotta attuazione degli investimenti programmati e di una inadeguata gestione dei servizi, siamo costretti ad assistere anche ad uno sconcertante tentativo di palleggiamento delle responsabilità tra controllati (Soci Bim Gsp) e controllori (Ato, Provincia e Sindaci), nel solito gioco di collusioni di “tutti responsabili, nessun responsabile”, per poi pretendere che siano i cittadini a pagare tanta improvvisazione con le bollette e con la privatizzazione del servizio, magari a vantaggio di quei fornitori privati che hanno accumulato crediti nel tempo. Le responsabilità personali e le ragioni politiche di questo sfacelo sono invece chiare e vanno ricercate ed affrontate sui due piani distinti: con le dimissioni dei vertici Bim Gsp e con contestuali modifiche legislative sulle modalità gestionali dei beni comuni e di calcolo delle tariffe del servizio idrico integrato; cambiamenti normativi questi attuabili solo con i due Sì abrogativi nei prossimi referendum. Riteniamo inoltre dovuta ed urgente la convocazione aperta dell’assemblea generale dell’Ato, in un orario compatibile alla partecipazione dei cittadini, dove vengano illustrate formalmente le reali situazioni gestionali, economica e finanziaria di Bim Gsp e delle società correlate e dibattuta in modo trasparente la proposta regionale di riorganizzazione degli ambiti territoriali. Nel contempo invitiamo i Sindaci e le singole Amministrazioni Locali bellunesi a pronunciarsi pubblicamente sulle ragioni referendarie, visto che non esiste una terza via tra la privatizzazione in essere o la gestione realmente pubblica e partecipata del servizio idrico integrato. Il tempo dei tatticismi e delle ambiguità è finito. Sull’acqua e sui beni comuni si decide tutti, con assunzione di responsabilità, personale e collettiva.
Comitato bellunese Acqua Bene Comune

domenica 28 novembre 2010

il COMITATO "SU CON LE ANTENNE" INVITA TUTTI A PARTECIPARE A QUESTO INCONTRO

Serata informativa sui rischi alla salute a causa delle onde elettromagnetiche. Giovedì 9 dicembre alle ore 20.30 in Sala Gaurnieri

L’amministrazione comunale di Pedavena ha organizzato per giovedì 9 dicembre alle ore 20.30 in sala Guarnieri una serata informativa sul tema dell’inquinamento elettromagnetico. Dopo il diniego dell’amministrazione per l’installazione di una antenna alta sette metri sopra la sede Municipale onde evitare qualsiasi rischio per la salute dei cittadini in un luogo densamente abitato dove è presente anche l’asilo “Ai Caduti” frequentato da una sessantina di bambini, si è ritenuto opportuno fare chiarezza sul tema grazie alla presenza di due esperti: il prof. Alfio Turco, Direttore di POLAB Srl - Cascina – Pisa ed il prof. Angelo Levis, Membro del Comitato Scientifico ISDE Italia - già ordinario di Mutagenesi Ambientale presso l’Università di Padova. Siamo infatti trafitti, senza rendercene conto, ogni giorno da migliaia di onde elettromagnetiche con il loro carico energetico incontrollato. Alte e basse frequenze, alti e bassi livelli energetici trasportati dalle onde sempre più spesso causa di malanni alla salute. Gli interessi economici in gioco sono fortissimi e pertanto la ricerca scientifica stenta a decollare. Gli studi sono spesso di parte e la confusione di notizie rende difficile la scoperta della verità, a tutto vantaggio dei grandi gestori. Questi accusano di montare casi per far notizia e gettano acqua sul fuoco, incuranti delle reali preoccupazioni della popolazione. Poco si sa degli effetti che queste onde provocano sulla salute e la difficoltà di tutelarsi con una legislazione ancora impreparata deve rendere tutti molto diffidenti. Si sa per certo che le finestre e gli infissi delle nostre case non costituiscono un ostacolo per i campi elettromagnetici, e in generale si può dire che bambini, anziani e portatori di pace-maker sono le categorie più a rischio. Gli effetti dei campi elettromagnetici sull’organismo umano sono classificabili in due categorie, a breve e a lungo termine. Gli effetti immediati delle onde ad alta frequenza (impiegate per le trasmissioni radiotelevisive e per la telefonia mobile) consistono nel surriscaldamento e conseguente danneggiamento di alcuni tessuti del nostro corpo, soprattutto degli organi più ricchi di acqua (come i testicoli e il cristallino degli occhi). I campi a bassa frequenza (generati dagli elettrodotti, dai trasformatori e dagli elettrodomestici) inducono invece delle correnti elettriche nell’organismo e possono alterare anche sensibilmente il funzionamento dei sistemi cardiaco e nervoso: mal di testa, disturbi del sonno, extrasistole e fibrillazioni ventricolari, senso di nausea, irritabilità e depressione, sono tutti effetti riscontrabili se l’intensità del campo elettromagnetico supera una certa soglia di sicurezza. Gli effetti a lungo termine sulla salute sono più difficili da determinare, proprio perché la ricerca in questo campo è stata avviata solo recentemente. La scienza non ha ancora stabilito con certezza se esiste un legame diretto fra l’e sposizione prolungata ai campi elettromagnetici e l’insorgenza di forme tumorali: diverse ricerche effettuate in tutto il mondo hanno però evidenziato il probabile nesso di causa ed effetto, registrando un aumento dei casi di cancro per esposizioni protratte e in particolare l’incremento di forme leucemiche infantili (i bambini assorbono infatti l’energia generata dai campi magnetici con più facilità, a causa della loro massa fisica ridotta).

lunedì 15 novembre 2010

Un VIDEO ci RACCONTA IL PROGETTO dellA CENTRALE CAMOLINO_BUSCHE

su questa questione si terranno delle serate pubbliche di informazione:

martedì 16 novembre a LENTIAI (20.30) c.s. Tres
venerdì 19 novembre a San Gregorio nelle Alpi - sala consigliare
martedì 23 novembre Sospirolo - centro civico

domenica 7 novembre 2010

RIFLESSIONE DEL GRANDE URBANISTA EDOARDO SALZANO

Dopo aver ascoltato questi 11 minuti di intervista sarà a tutti chiaro cosa si cela dietro le grandi infratrutture spacciate per opere di sviluppo e di progresso.



QUALCUNO CHE HA VISTO IL VIDEO CI SEGNALA CHE TRA SPESSO DIETRO A QUESTE GRANDI OPERE SI CELA ANCHE UNO SMALTIMENTO DI RIFIUTI TOSSICO NOCIVI

crediamo sia utile meditare.. e non poco..

sabato 23 ottobre 2010

Le cose che al Salone del gusto avrei preferito non vedere


un interessante riflessione di Michele Corti
per leggere l'intero articolo cliccare qui

Melinda è un emblema in negativo del rapporto cibo e territorio. Stride la sua presenza al Salone del gusto. Poi ci sono anche quei prodotti valtellinesi ...

Nell'area del Salone confinante a quella della Lombardia c'è quella del Trentino. Passando non ho potuto fare a meno di notare il grande stand del Consorzio Melinda. Di Melinda in questo sito ci siamo occupati in più occasioni. Al disappunto per la presenza del Multiconsorzio valtellinese si è aggiunto quello per la presenza di Melinda. Qualche settimana fa (era il 9 settembre) mi ero recato con Marzia Verona dai pastori di Bellino in Val Varaita (vai all'articolo). Passando dalla zona del Saluzzese dove molte aziende si dedicano alla frutticolture e, in particoalre, alla melicoltura, Marzia che - pur avendo sempre i pastori e il pastoralismo nel cuore - ha in corso una collaborazione nel campo della frutticoltura, mi ha raccontato delle difficoltà di piazzare sul mercato le mele locali. A dispetto del km0 e del fatto che qui le mele sono meno trattate (non c'è una monocoltura come in Val di Non e ai filari di mele sono alternati i kiwi e le pesche così da ridurre la carica dei patogeni) "la gente non chiede 'le mele', chiede 'melinda'". E' ipnotizzata, condizionata dalle martellanti campagne pubblicitarie di Melinda. Melinda in realtà non vende una mela, una Golden delicious (73% delle mele Melinda) o un'altra delle varietà 'globale' molto produttive, standardizzate, serbevoli (ma anche poco resistenti alle avversità). Vende un Bollino. Anzi, meglio, vende campagne promozionali dei 'creativi'.
Un sistama intensivo che fa grande uso di pesticidi e che mette fuori mercato i distretti melicoli 'minori' e vuole essere globish



Ma veniamo a cose più concrete e vicine a noi. Melinda ha costretto la concorrenza a seguirla. Sono arrivate la sudtitrolese Marlene (scontata!) e la sfigata Melavì (e che vuol dì?). Sfigata per quanto detto sopra, ovvero che la Lombardia regala 25 miliardi all'anno alle altre regioni che non sanno come spendere i soldi e non è in grado di sostenere adeguatamente le sue produzioni (dagli spumanti alle mele).

Nello stesso Trentino per opera della coop Mezzacorona è nata di recente Valentina (che richiama il fumetto di Guido Crepax ideatore, guarda caso, anche di un altro personaggio sensuale (leggisempre gnocca): ... Belinda. Toh! Gira che ti rigira ...

Ma Melinda rimane Melinda. Produce 310mila tonnellate di mele (su 2 milioni di tonnellate prodotte in Italia), punta di diamante di una melicoltura trentino/sudtirolese molto specializzata ed intensiva che in val d'Adige e dintorni produce il 60% delle mele italiane togliendo spazio ai tanti piccoli 'distretti della mela'. Alla faccia del km0, della varietà colturale, della monocoltura brutta e cattiva.

Ora Melinda punta al mercato russo (pensando a quello indiano e cinese) e ci sarebbe da dire: la globalizzazione è cattiva quando i cinesi portano i pomodori in Italia e buona quando i trentini portano le mele in Russia? Associare Melinda al titolo del Salone (cibo = territori) mi pare stridente solo pensando ai melicoltori piemontesi ma anche ai nonesi (gli abitanti della val di Non). Non tutti in nome del business Melinda accettano di subire la presenza dei numerosi trattamenti con i pesticidi (decine in un anno) a pochi metri dalle case. La logica della monocoltura è spietata: via i prati, mele che si inerpicano sulla montagna, che 'abbtacciano' i nuclei abitati. Il Comitato per la salute della val di Non (Non-Pesticidi) ha fatto eseguire analisi a sue spese che dimostrano la presenza di residui di pesticidi nelle urine dei bambini (vedi articolo) ma le 'autorità' rassicurano: meno cancro qui che altrove. Eppure tra i pesticidi utilizzati (tanti) ve ne sono alcuni che da anni vengono indicati da molte fonti come pericolosi . Non farebbe piacere al Comitato per la salute noneso vedere lo stand di Melinda campeggiare nel Salone del gusto e non ha sicuramente fatto piacere vedere come Melinda si sia 'appropriata' del Salone (e persino di Terra Madre) strumentalizzando e capitalizzando la sua presenza (vedi sotto il comunicato che appare sul sito di Melinda).



Con uno stand non si compra solo uno spazio ma si compra anche altro ....



Comprando/vendendo uno stand ci si appropria/si vendono anche i valori e simboli trasmessi dal 'contenitore' (una volta si diceva "vendere l'anima al diavolo"). C'è da che storcere la bocca leggendo come Melinda incensa il Salone del gusto e Terra madre insinuando, mica troppo subliminalmente, la sua identificazione con il cibo buono, pulito e giusto. Specie dopo che qualche settimana fa un manager che segue la promozione di Melinda si è lasciato pubblicamente andare ad affermazioni tipo "solo sesso e droga rendono meglio di Melina" e "per ogni euro di pubblicità televisiva ce ne tornano due". L'incauto, ma sincero, 'ganassa' è stato 'cazziato' ma ha detto la verità: Melinda è un frutto ... televisivo.





Comunicato di Melinda (www.melinda.it)



19/10/2010 - SALONE DEL GUSTO 2010
Torino, 21-25 ottobre 2010 Lingotto Fiere

Il Salone del Gusto giunge alla sua ottava edizione, consacra in maniera compiuta la propria vocazione internazionale e si afferma come un momento centrale nel calendario di chiunque al mondo abbia a cuore il cibo. Insieme a Terra Madre, con la quale costituisce ormai due parti inscindibili e interconnesse che dialogano fittamente tra di loro, il Salone del Gusto è forse l’unico luogo al mondo dove contadini e artigiani, il mondo della cultura accademica e i cuochi, grandi cultori dell’enogastronomia e “semplici” neofiti si possono incontrare, dando vita a scambi e amicizie.
È il luogo dove si realizza una fitta rete di relazioni nel nome di un cibo sostenibile, che sappia ancora trasmettere gioia, e a cui sia restituito il suo pieno valore. Il Salone del Gusto è quindi un evento educativo, perché permette di imparare, conoscere, confrontare e informarsi, ma tutto questo si realizza nel nome di un diritto al piacere molto responsabile e pienamente condiviso. È soprattutto una festa, fatta per conoscere ciò che mangiamo e celebrare l’umanità che è coinvolta nella sua produzione.