venerdì 4 dicembre 2009

ACCIAIERIA VALSUGANA (di BORGO VALSUGANA): DISPOSTO IL SEQUESTRO


BORGO - Un provvedimento di sequestro preventivo per l'impianto produttivo dell'Acciaieria Valsugana di Borgo Valsugana, in Trentino, è stato emesso dal gip di Trento Marco La Ganga, nell'ambito di un'inchiesta relativa all'inquinamento ambientale e allo smaltimento illecito di residui di lavorazione, con indagini del Corpo forestale di Vicenza. Lo stesso gip ha disposto, inoltre, il sequestro preventivo del laboratorio chimico preposto ai controlli, considerato compiacente, in provincia di Brescia. Il Corpo forestale rende noto che l'esecuzione dei provvedimenti è prevista per oggi. L'attività illecita riferita all'Acciaieria Valsugana, secondo gli inquirenti, sarebbe relativa ad emissioni moleste e imbrattanti di gas, fumi e polveri in atmosfera, e con concentrazione di inquinanti aventi valori superiori ai limiti di legge, nonchè scarichi non autorizzati recapitanti nel vicino corso d'acqua. Le indagini, che vanno sotto il nome di operazione Fumo negli occhi, sono collegate a precedenti operazioni svolte in territorio trentino nel dicembre scorso (operazione Tridentum) e nel luglio di quest'anno (operazione Ecoterra), con denominatore comune il territorio della Valsugana e l'intreccio di figure a vario titolo indagate nelle tre indagini. (ANSA).

Uniamo la nostra voce a quella degli amici del comitato "barbieri sleali" che da molti mesi chiedono chiarezza e trasparenza sull'intera vicenda.. al fine di tutelare salute, ambiente e qualità della vita. Ricordando la riuscitissima performance dell'agosto scorso (alla quale ha partecipato una nostra delegazione)offriamo agli amici trentini tutta la nostra disponibilità e vicinanza

mercoledì 2 dicembre 2009

TIRA UNA BRUTTA ARIA

"TIRA UNA BRUTTA ARIA"
è questo il titolo di un interessante Dossier, pubblicato in questi giorni, che fa una attenta analisi della situazione nella zona di Valdobiadene Si parla ovviamente di Pasticidi in agricoltura.
Emblematica la presenza di cartelli assai poco rassicurante che.. “Il transito nel percorso non è consentito da aprile ad agosto compresi di ogni
anno, a causa dei trattamenti fito-sanitari alle coltivazioni”. E il volantino non è opera di qualche associazione ambientalista,ma porta gli stemmi del Comune e della Provincia. Crediamo sia molto importante prendere visione del dossier in cui spiaccano gli interventi di G. Salvador e sopprattutto della dott. Gentilini che ci illustra le conseguenze dei pesticidi sulla nostra salute..soprattutto su quella dei bambini (per leggere il dossier cliccare qui)

Molto interessante anche l'articolo.analisi pubblicato sul sito "i ruralisti" sempre sulla questione pesticidi.. "Mentre si moltiplicano le iniziative dei comitati spontanei anche l'Apav (agenzia protezione ambiente del Veneto) lancia pesanti accuse.. e in Val di Non si cerca di rassicurare la popolazione con gravi dichiarazioni di sottovalutazione del nesso cancro-pesticidi"
Riportiamo alcuni interessanti stralci:
"Di fronte ai dati allarmanti sull'inquinamento crescono le reazioni. I più attivi sono gli abitanti e le associazioni delle aree più direttamente colpite. La melicoltura e la viticoltura intensiva sono i primi imputati perché dove vengono praticate in modo specializzato (la 'monocoltura') si registrano localmente usi elevati di principi attivi. La 'protezione' dei meleti - anche dove è attuata qualla che con odiosa ipocrisia semantica si chiama 'lotta integrata' prevede decine di trattamenti con prodotti chimici (diserbanti, insetticidi, funghicidi). Osserviamo incidentalmente che la dizione 'lotta integrata' - dovrebbe significare una riduzione dell'uso di prodotti chimici e la graduale introduzione di mezzi di lotta biologica è stato coniato oltre trent'anni fa quando il 'bio', almeno in Italia, era ai primi passi e l'agricoltura 'integrata pareva un primo passo di transizione .... ma ora usarlo è un offesa all'intelligenza dei consumatori e di chi ha la sfortuna di vivere vicino alle coltivazioni 'spruzzate'".
"È ormai assodato che numerosissimi sono i tipi di cancro messi in relazione con l’esposizione professionale a queste sostanze. In particolare: tumori cerebrali, alla mammella, al pancreas, ai testicoli, al polmone, sarcomi ed in particolare leucemie, linfomi non Hodgkin e mielomi. Lo testimoniano recenti e recentissimi studi svolti in Francia, Canada, Stati Uniti."
..poi un elemento di grande preoccupazione che non può essere messo direttamente in relazione con i pesticidi ma con un insieme di elementi di deterioramento della qualità ambientale: L’Italia detiene, in Europa, il triste primato della più alta incidenza di cancro nell’infanzia (30 casi in più ogni anno per milione di bambini) e si registra nel nostro paese un incremento annuo quasi doppio rispetto alla media europea: 2% annuo contro l’1,1%. Per linfomi e leucemie nell’infanzia l’incremento annuo in Italia è rispettivamente del 4,6% e dell’1,6% a dispetto di un incremento in Europa rispettivamente dello 0,9%, e dello 0,6%. Certamente tanti altri agenti sono coinvolti (benzene, radiazioni...), e vanno ridotti, ma rimane legittimo pretendere di sapere cosa c’è nel nostro piatto, nell’acqua che beviamo, noi e i nostri bambini
(PER LEGGERE L'INTERO ARTICOLO CLICCARE QUI)

Vogliamo comunque ribadire, per l'ennesima volta, che c'è una possibile alternativa a tutto cio'.. e porta il nome di "agricoltura biologica" Un modo di approcciarsi alla terra e al vivere che ha sempre maggior "successo" e cresce costantemente anche in questo epriodo di crisi Molti gli esempi sia in provincia di Belluno che altrove per conoscere una interessante esperienza di viticoltori francesi (cliccare qui)

VOGLIANO INOLTRE, PER LO MENO RICORDARE CHE PROPRIO OGGI RICORRE IL TRAGICO ANNIVERSARIO (il venticinquesimo) DELLA TRAGEDIA DI BOPHAL in cui la sete di potere, di profitto e il non curarsi della salute e della quelità della vita dei cittadini e dell'ambiente ha causato la morte di decine di migliaia di persone (cliccare qui per leggere articolo)

venerdì 27 novembre 2009

INCENERITORI: studi scientifici modificati per attestare la loro innocuità


Con questo comunicato intendiamo pertanto non solo ricordare il ventennale della nascita dell’Associazione, ma celebrarlo ottemperando le finalità con la divulgazione di una notizia che riteniamo di cruciale importanza. Possiamo affermare che sono stati modificati i risultati di studi scientifici per attestare innocuità degli inceneritori e supportare la scelta dell’incenerimento dei rifiuti in documenti ad uso delle Amministrazioni!
LA NOTIZIA E' SICURAMENTE MOLTO GRAVE!! ci viene fornita dall' ISDE
ISDE è un’Associazione apartitica, senza scopo di lucro, articolata anche sul territorio nazionale italiano, riconosciuta da Agenzie quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite.
Tra le sue finalità primarie vi sono quelle della promozione e della diffusione delle conoscenze, nonché l’organizzazione di iniziative finalizzate, primariamente, alla protezione dell’ambiente e della salute. In questo quadro assume fondamentale rilievo una corretta informazione di cui devono beneficiare sia i cittadini che le istituzioni e quanti hanno comunque responsabilità pubbliche a tutti i livelli e nelle principali sedi decisionali.
..PER LEGGERE L'INTERO COMUNICATO ISDE (CLICCARE QUI)

.... PUBBLICATO SULLA STAMPA LOCALE IL COMUNICATO DEL COMITATO "PRA' GRAS" SULLA QUESTIONE INCENERITORE...
Fa sicuramente piacere constatare l’avvio, anche in provincia di Belluno, di una serie di progetti e iniziative tese a introdurre metodologie di raccolta dei rifiuti “porta a porta”.
Siamo estremamente contenti di ciò, sia perché queste pratiche incentiveranno i comportamenti virtuosi sia perché ci sarà una considerevole riduzione dei rifiuti non differenziati. Pertanto, se le quantità odierne di rifiuti non giustificano la realizzazione di un inceneritore in provincia di Belluno, tanto meno ci riusciranno quelle di domani.
Ed è proprio sulla questione “inceneritore in provincia di Belluno” che vorremmo riportare l’attenzione di tutti.
Innanzi tutto crediamo sia utile ricordare che la conformazione orografica della nostra provincia (vallata chiusa, senza ricircolo d’aria) e l’insistere dell’inversione termica che per diversi mesi trattiene al suolo polveri ed inquinanti fa si che questo sia un luogo ancora più inadatto di altro per ogni “ulteriore emissione in atmosfera”
Inoltre, sempre più spesso, ci troviamo dinnanzi documenti, ricerche, medici, relatori di fama internazionale che snocciolano dati sulla pericolosità degli inceneritori, sulla loro nocività e dannosità per la salute di chi ci vive vicino.
Potremmo citarne a decine (dal dott. Montanari, alla dott Gentilini il prof. E. Bugio, il presidente dell’ordine dei medici di Piacenza G.Miserotto, a molto molto altri..) altrettanti convegni, incontri pubblici, dibattiti in cui sono stati portati una serie di dati da far accapponare la pelle.
Ci ha molto colpito e sconcertato la RICERCA RESA PUBBLICA IL 3 APRILE 2008 DALL’ISTITUTO STATALE DI SOVEGLIANZA SANITARIA FRANCESE SECONDO LA QUALE NELLE POPOLAZIONI CHE VIVONO IN PROSSIMITA' DI IMPIANTI DI INCENERIMENTO DEI RIFIUTI E' STATO RISCONTRATO UN AUMENTO DEI CASI DI CANCRO DAL 6 AL 23 per cento
Se non bastasse, esistono delle valide alternative all’incenerimento e sia il Centro per il riciclo di Vedelago che le esperienze di molti Comuni (tra cui Ponte nelle Alpi) ne sono un esempio concreto ed efficace
Siamo lieti delle, seppur timide, dichiarazioni dell’Assessore all’Ambiente Faoro che ipotizza di ridurre sempre più il rifiuto non differenziabile e comunque di utilizzare le strutture esistenti e non di costruire un inceneritore in provincia.
Crediamo sia comunque importante lanciare un forte e accorato appello a comitati, associazioni, cittadini affinché tutti assieme si vigili su questo “pericolo” che minaccia la nostra Provincia. (portando avanti la collaborazione anche con le realtà trentine e dell’alto trevigiano, con le quali siamo in rete)
E assieme ribadire per l’ennesima volta la nostra più ferma e netta contrarietà all’ipotesi inceneritore. Chiediamo CHIAREZZA da parte della Provincia e di tutti gli attori in gioco. Speriamo che, dinnanzi a questa valanga di dati (che fanno per lo meno invocare il principio di precauzione), tutti coloro che continueranno a costruire, promuovere, sponsorizzare la realizzazione di un inceneritore anche in provincia di Belluno SIANO CONSAPEVOLI DELLA GROSSA RESPONSABILITA’ ETICA E MORALE che si assumono dinnanzi a tutti noi cittadini e alle future generazioni

sabato 21 novembre 2009

AGRICOLTURA: PERICOLO VELENI e OGM

Molto interessante l’incontro organizzato da un gruppo di cittadini valsuganoti a Calceranica al lago. Un confronto pacato, costruttivo e propositivo tra frutticoltori locali e il comitato per la salute della Val di Non
Tra i relatori anche il dott. Roberto Cappelletti (sindaco e medico) che ha illustrato (dati alla mano) la pericolosità di molto principi attivi usati in frutticoltura (ma non solo) Alcuni dei quali (di uso comune) sono sospetti cancerogeni e provocano danni al sistema endocrino Impressionanti i dati portati sull’aumento dell’incidenza dei tumori infantili, delle malformazioni fetali e delle malattie degenerative
Puntuale anche la relazione dei due rappresentanti del comitato nonese che ci hanno ricordato l’esito delle analisi auto finanziate..
Su 13 campioni 12 sono risultati contaminati da una o più sostanze dannose per la salute: campioni rilevati anche a distanza di 70 metri dai meleti, campioni rilevati nei giardini, negli orti privati, negli spazi pubblici; oltre alle centinaia di segnalazioni di infrazioni commesse nei meleti e non rilevate né sanzionate.
IMPRESSIONANTE IL FATTO CHE UN ALBERO DI MELO (trattato chimicamente), AL TERMINE DELLA SUA BREVE CARRIERA PRODUTTIVA NON SIA CONSIDERATO “LEGNO” MA BENSì .. RIFIUTO SPECIALE !!!
Molto preoccupante anche il fatto che nella maggioranza dei campioni di mele (ma non solo) analizzate siano stati trovati uno.. ma spesso più residui di principio attivo Suscitando la preoccupazione di molti per l’effetto combinato che questi possono avere
Si è parlato molto anche di “FASCE di SICUREZZA” attorno a case, scuole, ospedali ecc.. per evitare l’effetto deriva dei pesticidi Studi dimostrano che tale distanza è bene non sia inferiore ai 100m.
Una serata sicuramente positiva che oltre a palesare buoni propositi di produttori e amministratori e dimostrare la pericolosità di molti dei prodotti (per lo più usati troppo e male) ci piace sintetizzare con una battuta.. SE VUOI PER DAVVERO CHE LA MELA TOLGA IL MEDICO DI TORNO.. FA SI CHE LA MELA CHE MANGI SIA BIOLOGICA!!
Siamo convinti che se i consumatori fossero adeguatamente informati su cosa c’è dentro a certe mele, sotto alla buccia lucida e perfetta, invece che darle ai propri figli le userebbero come la Biancaneve di questa vignetta

DA SEGNALARE ANCHE LE DICHIARAZIONI DEL DIRETTORE GENERALE DELL'ARPAV DRAGO(Tribuna di Treviso)che denuncia: "Nelle terre di Marca troppi pesticidi, tanti nitrati e perfino atrazina, vietata ma venduta nei circuiti di un mercato nero..Il problema riguarda tutto il territorio trevigiano, dalle colline del Prosecco, dove alcuni mesi fa vennero trovati livelli di inquinamento fuori dalla norma, alla pianura..I nostri rilievi evidenziano chiaramente la presenza massiccia di queste sostanze"

SEGNALIAMO INOLTRE UN INTERESSANTE DOCUMENTO RELATIVO ALLA PERICOLOSITA DEGLI OGM (organismi geneticamente modificati) "Malattie indotte da virus transgenici" I virus transgenici con cui oggi si fanno gli Organismi Geneticamente Modificati (O.G.M.) entrano nel DNA della pianta, modificandola in maniera a noi sconosciuta. Questi virus dovrebbero restare latenti, ma nulla può escludere che possano anche riattivarsi in maniera analoga ai ben noti virus tumorali a RNA (Oncornavirus) o come i virus tumorali a DNA (entrambi induttori di leucemie, sarcomi, carcinomi, gliomi…)..
(per leggere tutto il documento cliccare qui)

INTERESSANTE PUNTATA DI REPORT "IL PIATTO E' SERVITO" (clicca qui per vederlo)

martedì 17 novembre 2009

INCENERITORE E MORIA DI PESCI


Abbiamo letto con un certo stupore l’articolo apparso nei giorni scorsi sulla stampa locale in cui si parlava della serata pubblica organizzata a Fonzaso (dall’Amministrazione del gruppo di opposizione Nuova Idea) sulla questione rifiuti
Vorremmo pertanto precisare che, in quella circostanza, di domande all’assessore provinciale all’Ambiente, sulla questione inceneritore, ne sono stata fatte tre o meglio, ne abbiamo fatte tre. Quesiti che sollevavano questioni per noi molto importanti e che partivano dalla semplice considerazione che, essendo in via di attuazione una serie di iniziative di “raccolta spinta” inevitabilmente la quantità di rifiuto non differenziato calerà ulteriormente. Pertanto, se le quantità odierne di rifiuti non giustificano la realizzazione di un inceneritore in provincia di Belluno, tanto meno ci riusciranno quelle di domani. Inevitabile poi chiamare in causa la conformazione orografica della nostra provincia (vallata chiusa e senza ricircolo d’aria) e l’insistere dell’inversione termica che per diversi mesi trattiene al suolo polveri ed inquinanti. Dopo aver ricordato le forti prese di posizione anti inceneritore sia della Lega (partito di cui fa parte l’assessore Faoro) della provincia di Treviso e della Trento ci ha fatto piacere sentire dall’assessore che la strada che si vuole percorrere è quella di cercare di ridurre sempre più il rifiuto non differenziabile e comunque di utilizzare le strutture esistenti e non di costruire un inceneritore in provincia
Certo, tutto ciò non ci tranquillizza affatto, anzi, cogliamo l’occasione per invitare comitati, associazioni, cittadini tutti a vigilare su questo “pericolo” che minaccia la nostra Provincia. (portando avanti la collaborazione anche con le realtà trentine e dell’alto trevigiano, con le quali siamo in rete)

Sempre più spesso ci troviamo dinnanzi documenti, ricerche, medici, ricercatori, relatori di fama internazionale che snocciolano dati sulla pericolosità degli inceneritori, sulla loro nocività e dannosità per la salute di chi ci vive vicino. Ricordiamo l’interessante convegno organizzato a Trento il 6/11 scorso in cui esimi ricercatori hanno portato una serie di dati da far accapponare la pelle.
Ci ha molto colpito e sconcertato la RICERCA RESA PUBBLICA IL 3 APRILE 2008 DALL’ISTITUTO STATALE DI SOVEGLIANZA SANITARIA FRANCESE SECONDO LA QUALE NELLE POPOLAZIONI CHE VIVONO IN PROSSIMITA' DI IMPIANTI DI INCENERIMENTO DEI RIFIUTI E' STATO RISCONTRATO UN AUMENTO DEI CASI DI CANCRO DAL 6 AL 23 per cento

Dinnanzi a dati tanto chiari, netti e inconfutabili, ribadiamo per l’ennesima volta la nostra più ferma e netta contrarietà all’ipotesi inceneritore. Chiediamo CHIAREZZA da parte della Provincia e di tutti gli attori in gioco.
Speriamo che, dinnanzi a questa valanga di dati, tutti coloro che continueranno a costruire, promuovere, sponsorizzare la realizzazione di un inceneritore anche in provincia di Belluno SIANO CONSAPEVOLI DELLA GROSSA RESPONSABILITA’ ETICA E MORALE che si assumono dinnanzi a tutti noi cittadini

LINK INTERESSANTI SULLA QUESTIONE INCENERITORE:(un grazie sentito agli amici di ECCE TERRA..consigliamo tutti a tener sempre sottocchio il loro interessante sito)
"INCENERITORE L'ALTERNATIVA C'E'" (clicca qui per leggere gli articoli) Insieme di interessantissimi documenti prodotti da dottori ed esperti di fama internazionale durant eil convegno del 6/11 in Trentino (da leggere senz'aòtro)
"VITICOLTORI CONTRO L'INCENERITORE" (clicca qui per leggere)
.... ARTICOLO SULLA SERATA DI FONZASO PUBBLICATO OGGI.. (clicca x leggere)
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DALLA STAMPA LOCALE APPRENDIAMO UNA NOTIZIA MOLTO PREOCCUPANTE SULLA QUALE CREDIAMO SIA INDISPENSABILE VIGILARE....
"MORIA DI PESCI SUL TORRENTE VIERA, VELENI SOTTO ACCUSA"
Dalle indagini della Forestale emerge che l’inquinamento sarebbe da attribuire a sostanze versate a Calliol (leggi articolo del Gazzettino)

mercoledì 11 novembre 2009

LETTERA APERTA DI UN MEDICO ONCOLOGO


si è appena conclusa la settimana per la ricerca sul cancro che hatrovato, come ogni anno, ampio spazio in radio, tv e giornali; per un caso certamente fortuito, tuttavia, proprio domenica sera è andata in onda su RAI 1, alle 23.30, un’inchiesta sugli oltre 50 siti particolarmente inquinati del nostro paese ed è apparso chiaro a tutti che vivere a contatto con grandi impianti che emettono diossine, metalli
pesanti, amianto, cancerogeni di ogni tipo, rappresenta un indiscutibile rischio per la salute dell’ambiente, degli animali, dell’uomo: in questi luoghi infatti l’incidenza di malformazioni alla nascita, aborti spontanei, cancro ed altre malattie è a livelli stratosferici. Le due notizie mi hanno fatto pensare: da un lato si continuano a fare iniziative volte alla “ricerca per il cancro ” lasciando intendere che prima o poi si arriverà alla soluzione del problema, magari con qualche
farmaco miracoloso, dall’altro lato non si fanno le necessarie bonifiche e tutt’al più si interviene abbattendo i capi di bestiame contaminati, si permette che le persone vivano in territori inzuppati di cancerogeni , in attesa forse che questi facciano il loro effetto, visto che - almeno per ora - non si abbattono le persone "inquinate"! Sono decenni che si raccolgono soldi, tanti soldi, per la ricerca sul
cancro: in U.S.A fino al 2005 sono stati investiti oltre 50 miliardi di dollari, ma, se da un lato diminuisce l’incidenza di alcuni tipi di tumore (specie quelli correlati al tabagismo, abitudine fortunatamente in diminuzione specie nei maschi), dall’altro ci si ammala sempre di più per tumori a prostata, testicolo, mammella, tiroide, linfomi , melanoma, pancreas, fegato… e via dicendo. Certo, per alcuni tipi di tumore, anche in stadi avanzati, qualche miglioramento nella sopravvivenza è stato
raggiunto: ma a che prezzo, sia in termini di effetti collaterali che economici? Un articolo recente ha valutato che a New York negli anni ’90 si poteva prolungare di 11,5 mesi la vita di un paziente affetto da tumore al costo di 500 $, nel 2004, per lo stesso tipo di cancro e nel medesimo stadio, erano disponibili cure in grado di prolungare la vita di 22,5 mesi al costo di 250.000 $. Davvero possiamo onestamente pensare di poter sostenere questi costi e soprattutto che così facendo si apra
un reale spiraglio nella guerra contro il cancro? Siamo in tanti fra “addetti” e “non addetti” ai lavori a ritenere che questo approccio sia perdente e vorremmo che si invertisse al più presto la rotta, o che, per lo meno, la ricerca di efficaci terapie fosse accompagnata da pari investimenti per la rimozione delle cause del cancro: in U.S.A. il National Cancer Institute investe meno del 3% per la reale prevenzione della malattia e l’America Cancer Society addirittura meno dello 0.1
%...Non oso immaginare quali siano le somme corrispondenti nel nostro paese.
Non si trascuri inoltre il fatto che un’altra, indispensabile azione, è quella di fornire ai cittadini informazioni scientificamente corrette, chiare, complete e dettagliate sui tanti agenti cancerogeni presenti nel nostro habitat e di conseguenza spingere sempre più i politici all’adozione di misure concrete di protezione della salute pubblica. Secondo un recentissimo rapporto dell’OMS nel 2030 il cancro sarà la prima causa di morte nel mondo e già oggi in Italia la probabilità di ricevere una diagnosi di cancro nell’arco della vita (da 0 a 84 anni)riguarda ormai il 50% di noi, quindi 1 su 2 sia fra i maschi che fra le femmine si ammalerà di questa malattia e sempre più saranno colpiti giovani, donne, bambini…
L’informazione che va per la maggiore circa le cause del cancro è quella
che ci si ammala di tumore a causa di scorretti stili di vita, di fattori ereditari e soprattutto a causa dell’invecchiamento: il risultato di questi messaggi è che oltre che ammalati ci si sente anche colpevolizzati e si avvalora l’idea che contrarre il cancro sia una cosa quasi ineluttabile, quasi che morire di vecchiaia fosse ormai diventata un’ utopia!
In realtà un’ampia ricerca condotta in 7 aree del mondo ha dimostrato che i fattori di rischio comunemente invocati danno ragione di non più del 40% dei casi di cancro: a cosa dobbiamo quindi imputare il restante 60%? Non sarà il caso di cominciare a guardarci intorno e chiederci che ruolo hanno pesticidi, diossine, nichel, cadmio, cromo, benzene, PCB…e gli altri numerosissimi veleni presenti ormai stabilmente nell’ambiente di vita e soprattutto in aria, acqua, cibo, sostanze che stanno minando
sempre più drammaticamente la salute nostra e soprattutto dei nostri bambini?


Sono un medico all’antica e sono sempre più convinta che il tipo di cancro da cui certamente - nel 100% dei casi - si guarisce è quello di cui NON ci si ammala e faccio una proposta: istituire la settimana della CIC “/Corretta Informazione Cancro/” dando spazio ai tanti medici, ricercatori, studiosi che anche nel nostro paese stanno portando avanti questi concetti e che si sono dati l’obiettivo prioritario di salvaguardare la Salute e rimanere SANI, non quello di “inseguire” le
malattie senza mai intervenire sulle loro cause.
Una informazione rigorosa, indipendente, scientificamente corretta è il primo strumento che si deve mettere in atto se davvero si vuole uscire dal pantano in cui anche l’Oncologia si dibatte.
Perché poi non si impiegano i soldi raccolti nella settimana appena
trascorsa per la bonifica dei siti inquinati nel nostro paese?

Patrizia Gentilini Medico Oncologo ed Ematologo.
Associazione Medici per l'Ambiente ISDE Italia

martedì 10 novembre 2009

IN UN SOLO GIORNO 200 NO AL PIANO ALTANON


(dal Corriere delle Alpi del 9/11/2009)
Tanti motivi per dire no al piano Altanon. Ieri mattina l’hanno fatto in duecento, firmando i moduli distribuiti dai comitati e dalle associazioni che si oppongono al nuovo complesso edilizio. Altre firme anche dai cittadini di via Folli che chiedono la correzione del piano di riassetto della viabilità.



ALTANON TANTI MOTIVI PER DIRE NO
Perché una città che punta sull’ambiente non ha bisogno di nuove colate di cemento. Perché si toglie ai cittadini l’ultimo spazio verde a ridosso del centro. Perché il progetto avrà ripercussioni negative sul mercato immobiliare e sugli equilibri del commercio. Tanti motivi per dire no al piano Altanon. Ieri mattina l’hanno fatto in duecento, firmando i moduli distribuiti dai comitati e dalle associazioni che si oppongono al nuovo complesso edilizio. Altre ventuno - ma alla fine saranno più di trenta - le hanno firmate i cittadini di via Folli, chiedendo che sia corretto il piano di riassetto della viabilità che porta un volume di traffico esagerato sotto le loro case. Non solo firme. Quelle sottoscritte ieri non sono richieste fini a se stesse ma osservazioni che il comune sarà chiamato a prendere in considerazione, una per una, prima di riportare in consiglio il piano di intervento dell’Altanon per l’adozione definitiva. Ecco perché il numero dei fogli compilati in questo caso diventa rilevante: per ogni osservazione sarà necessaria una risposta e il “carico” minaccia di rallentare l’attività della commissione urbanistica prima e del consiglio dopo, e di far slittare l’apertura del cantiere. Le richieste. Erano di sei tipi i modelli predisposti dal Wwf, da Italia Nostra, dal gruppo Facebook e dal comitato Pra’ Gras. Due improntati sul no al cemento definiscono «dannoso l’intervento perché nega l’aspetto turistico ambientale della città» e «presenta Feltre non come città da scoprire ma come luogo estremamente cementificato». Due dedicati agli effetti del progetto sul mercato immobiliare contestano il fatto che «a Feltre non si sente bisogno di nuove abitazioni, ma del recupero delle vecchie» e perché «si peggiora una situazione già stagnante per quel che riguarda il mercato immobiliare, con probabili ripercussioni negative per l’edilizia abitativa». Un’altra contesta il fatto che l’Altanon «sottrarrà ai feltrini l’ultimo spazio verde a ridosso della città vecchia, adatto non a nuovi appartamenti ma a centri di aggregazione culturale che diano ai giovani alternative per il tempo libero». L’ultima sottolinea un aspetto molto caro ai commercianti, ossia che l’apertura di nuovi centri commerciali «procurerà la quasi sicura scomparsa delle attività più piccole presenti in città, che non investiranno più guadagni in loco». Presidio in via Folli. Un gruppo di residenti si è riunito in strada, con i ragazzi del gruppo Facebook, per esaminare le carte del nuovo assetto della viabilità, che sposta sulla loro strada il traffico di ritorno, ossia quello che dalla stazione dovrà raggiungere le attività commerciali poste sul lato sinistro della strada. In ventuno hanno firmato l’osservazione che chiede una correzione del piano «evitando di intasare strade a carattere residenziale» e «ripensando la rotatoria di viale Monte Grappa». Altre osservazioni saranno raccolte in settimana. C’è tempo fino a venerdì.
..QUESTA SERA (MARTEDì 10/11) E' POSSIBILE FIRMARE LE OSSERVAZIONI AL PIANO ALTANON PRESSO LA SEDE DEL WWF (SOPRA AL CENTRO GIOVANI) DALLE ORE 20.30

sabato 7 novembre 2009

COMUNICATO DEL "COMITATO ACQUA BENE COMUNE"


La mobilitazione unitaria e l'impegno dei cittadini bellunesi determinano già alcuni risultati concreti in materia di acque. Nel Piano Tutela delle Acque approvato mercoledì dal Consiglio Regionale sono state inserite delle importanti integrazioni sollecitate dalle iniziative del Comitato Acqua Bene Comune. In incontri preliminarie e nell'apposita nostra audizione nella settima comissione abbiamo avanzato proposte fatte proprie da diversi consiglieri che hanno inteso assumerle in appositi emendamenti al Piano. In particolare si è ottenuto con il voto finale che vengano tolte dalle concessioni storiche irrigue le inesistenti disponibilità del Vajont e di Pontesei (159 milioni di mc/a), grave anomalia che una volta rimossa potrà ridare maggior equilibrio al bilancio idrico della Piave. Sono stati integrati poi nuovi riferimenti normativi per meglio definire il deflusso minimo vitale, per inibire estensive e generiche deroghe allo stesso, per strutturare un'adeguata rete di controlli e monitoraggi sulle derivazioni e sui rilasci, indicando più chiaramente nel fabbisogno idropotabile e nella conservazione degli ecosistemi fluviali le priorità che dovranno essere garantite rispetto ad ogni altro utilizzo. Tutti obiettivi questi indicati nella nostra petizione che hanno avuto un primo parziale riconoscimento formale e normativo e su cui vigileremo per una sostanziale e concreta attuazione ed applicazione.

Contestualmente a Roma, nella stessa giornata, il Senato ha votato a maggioranza (contrari udc, pd, idv) la conversione in legge del decreto legge 135 contenente l'art. 15 con il quale si procede speditamente verso la privatizzazione del servizio idrico.
Il testo approvato è:
* grave perchè impone nella gestione dell'acqua la presenza, per lo più maggioritaria, dei privati non solo nelle società miste o quotate in borsa ma anche per le gestioni di società interamente pubbliche (con questo decreto almeno il 40% dovrà essere in mano ai privati);
* è contradditorio perchè è stato anche approvato un emendamento dell'opposizione che rischia di essere la foglia di fico del controllo pubblico sui rischi d'impresa privati (socializzazione delle perdite, privatizzazione dei profitti..);
* è centralistico ed incostituzionale perchè espropria gli enti locali e le regioni di funzioni proprie e colloca indebitamente e definitivamente il servizio idrico tra i servizi a rilevanza economica soggetti alla competitività del mercato . Questa non era una scelta obbligata dall' Europa, come si è tentato di far credere (con un emendamento hanno tolto persino le farmacie comunali da questi obbighi...), ma è una decisione politica voluta e discrezionale che va assunta con piena responsabilità di chi la sostiene e con altrettanta trasparenza e determinazione di iniziative va respinta da chi non la condivide.

Chiediamo pertanto, in vista del prossimo passaggio del decreto alla Camera, ai parlamentari bellunesi di rendere pubblico e motivato il loro voto su questo provvedimento e ai Comuni di far sentire la propria voce in difesa dei diritti di cittadinanza e delle proprie prerogative di autogoverno territoriale, in sintonia con le migliaia di cittadini di questa provincia che si sono mobilitati per difendere il principio della tutela e della gestione pubblica solidale e partecipata dell'acqua.